Vintage on the road

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Blossom Vintage è  molto di più di un semplice negozio vintage mobile; incarna l’avventura, la creatività e il senso della comunità.

E’ il sogno di Jamie Lee: una ragazza che dopo aver acquistato e restaurato un Airstream Safari 1970 lo ha caricato di merce vintage ed è partita per un viaggio attraverso gli Stati Uniti.

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La sua road trip è stata finanziata con una raccolta fondi su Kickstarter.

“Curating vintage from around the globe, Blossom nests in a 1970 Safari Airstream and travels to wherever vintage is loved and a sense of community is desired”. 

http://blossomvintageshop.com

http://facebook.com/blossomvintage

Instagram: blossomvintage

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Blossom Vintage is much more than just a mobile vintage shop; it embodies adventure, creativity and a sense of community.

It’s Jamie Lee’s dream: a girl who, after having bought and restored a 1970 Airstream Safari, loaded it with vintage goods and set off on a USA country road trip.

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Her road trip was funded by a Kickstarter campaign.
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Il mondo di Fulana Beltrana Sicrana

Benedetta Maxia è una ragazza italiana piena di talento che vive a Lisbona.

E’ una traduttrice, danzatrice e dalle sue mani nascono le stupende creazioni di Fulana Beltrana Sicrana.

Benedetta è una di quelle giovani donne che incarna alla perfezione il multitasking femminile e io la trovo irresistibile!

“L’idea di FULANA BELTRANA SICRANA è nata nella primavera del 2011 e il nome è la versione femminile dell’espressione portoghese “Fulano, Beltrano e Sicranoe il suo equivalente in altre lingue sarebbe “Tizia, Caia e Sempronia“, Jane, Jill and Mary”,” Pierrette, Paulette et Jacqueline “,” Fulana, Zultana y Mengana“,” Jasia, Julka i Marysia “,” Λόλα, Φαίη και Μιμή (Lola, Fay e Mimi) “Diversamente dall‘uso comune dell’espressione, le bambole sono facilmente riconoscibili Fulanas e Fulanos hanno i capelli scuri, Beltranas e Beltranos hanno i capelli rossi e Sicranas e Sicranos hanno i capelli castani e ognuno ha una personalità unica e speciale”.
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Sei danzatrice, traduttrice e creatrice di Fulana Beltrana Sicrana. Come coesistono in te questi tre mondi?

Da freelancer, sono sempre stata abituata all’idea di progetto, scadenza, ricerca, idee, disciplina, multi-tasking… e diciamo che sono questi gli aspetti che hanno in comune queste tre attività, ovviamente con le dovute sfumature. Da un punto di vista pratico, svolgendo varie professioni, si è aggiunta un’altra parola importante alla lista, “priorità”. E non mi riferisco ad una piccola traduzione, a poche ore di prove o alla creazione di un prodotto, perchè ciò avviene molto spesso, ma mi riferisco soprattutto alla realizzazione contemporanea di progetti molto impegnativi, come affrontare le prove per un nuovo spettacolo, una traduzione molto complessa o creare una collezione o uno stock di prodotti. Ognuno di questi momenti richiede molte ore di lavoro e di concentrazione, e quindi ciò mi obbliga a dover dare priorità al lavoro più urgente e, di conseguenza, a dover, spesso, rinunciare agli altri. Diciamo, comunque, che in generale riesco sempre a gestire il tutto, ovviamente spesso grazie alle nottate e ai fine settimana che, come ben sai, fanno parte dell’agenda di un lavoratore indipendente.

Fulana Beltrana Sicrana nasce da un taccuino nella primavera 2011. Cos’è diventato oggi?

In quel taccuino c’era un’ idea, un progetto che pian piano ha preso forma e che ora, grazie a tutti coloro che ci hanno creduto e che ci stanno credendo come me, è non solo una marca registrata, ma anche e soprattutto ciò che più desideravo, ovvero qualcosa di speciale che le persone vogliono avere o regalare. ‘Fulana Beltrana Sicrana’ è in vendita, oltre che in Portogallo, paese in cui vivo e lavoro, anche in Germania, Olanda, Australia, Giappone, Canada e Nuova Zelanda e si trova in molte case in Europa e in varie parti del mondo.

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Dove trovi ispirazione per le tue creazioni?

Da un punto di vista di stile, una grande ispirazione é sempre stata la musica e la moda degli anni ’60 e’70 e, di conseguenza, anche tutte le nuove tendenze che si rifanno a questi anni.

Ora come ora, mi ispiro molto anche ai personaggi di film e a stili di vita che ammiro e con i quali mi identifico, come le Pussy Riot, il Capitano Zissou, ispirato al protagonista del film di Wes Anderson ‘Le Avventure acquatiche di Steve Zissou’ e la collezione ‘Backpackers’, dalla quale nasceranno in breve altre collezioni dello stesso genere.

Da un punto di vista di materiali, il mio obbiettivo è sempre stato quello di riutilizzare e dare nuova vita a tessuti riciclati o vintage che, da anni ormai, colleziono e che appartenevo alle mie nonne, bisnonne e alle mie zie e ora anche alle nonne e alle zie di amici e di persone che danno valore e che credono in questa filosofia di vita .

Quindi, quando creo le mie collezioni o bambole personalizzate sono spesso anche i tessuti e i materiali disponibili a servire d’ispirazione.

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 Come sei diventata traduttrice e con quali lingue lavori?

Diciamo che la traduzione è sempre stata, indirettamente, presente come sopravvivenza e poi è diventata, per scelta, una professione.

Ho sempre avuto la fortuna di viaggiare e sin dal liceo ho scelto di specializzarmi in lingue. Nel 2001 mi sono trasferita in Olanda per frequentare l’accademia di danza di Rotterdam e nel 2003 mi sono trasferita in Portogallo, a Lisbona, dove ho potuto finire l’università e dove mi sono specializzata in traduzione.

Lavoro con l’italiano, il portoghese e l’inglese e le mie aree di specializzazione sono l’Architettura, il Design e le Arti dello Spettacolo.

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Esiste un legame tra la creatività e il mondo della traduzione?

Senza dubbio. Saper interpretare e trasmettere un messaggio o un significato sia in un’altra lingua sia attraverso l’oggetto realizzato.

5 cose da fare a Lisbona

A parte tutto quello che normalmente si trova nelle guide, e i mille altri posti che vale la pena visitare, posso suggerire un itinerario alternativo, che faccio sempre quando qualcuno mi viene a trovare: pranzo ‘almoço’ alla ‘A Palmeira’, nella ‘baixa’, visitare la chiesa di ‘São Domingos’, vicino al Rossio e, perchè no, bere una ‘ginjinha’, visitare la ‘Casa do Alentejo’ e l’‘Ateneu’, proseguire verso l’‘elevador da Lavra’, prenderlo oppure salire a piedi fino al ‘Jardim do Torel’.

 Il tuo sogno di felicità

Sicuramente, in ambito professionale, il mio obbiettivo è di riuscire a portare avanti e di far crescere i miei progetti senza dover abdicare a ciò in cui credo.

Potete trovare Benedetta e le sue creazioni qui:

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Benedetta Maxia is a talented Italian girl who lives in Lisbon. She is a translator, a professional contemporary dancer and with her gifted hands a she creates the stunning Fulana Beltrana Sicrana art dolls. Benedetta is one of those young women who perfectly embodies the female multitasking and I find her simply irresistible!

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“The idea of FULANA BELTRANA SICRANA started in the spring of 2011 and the name is the feminine version of the Portuguese expression “Fulano, Beltrano e Sicrano” and its equivalent in others languages would be “Tizia, Caia e Sempronia”, “Jane, Jill and Mary”, “Pierrette, Paulette et Jacqueline”, “Fulana, Zultana y Mengana”, “Jasia, Julka i Marysia”, “Λόλα, Φαίη και Μιμή (Lola, Fay and Mimi)”…Unlike the common use of the expression, the dolls are easily recognizable – Fulanas and Fulanos have dark hair, Beltranas and Beltranos have red hair and Sicranas and Sicranos have brown hair and each one has a unique and special personality”.

You are a contemporary dancer, a translator and the creator of Fulana Beltrana Sicrana. How do these three worlds coexist for you?

As a freelancer, I’ve always been used to the idea of the project: deadlines, research, ideas, discipline, multi-tasking, etc, and I can say that this is what these three activities have in common, but of course with the proper nuances. From a practical point of view, when carrying out various professions, it is important to add another word to the list: “priority”. And I’m not referring to a small translation, a few hours practice or the creation of a product, because this happens very often, but I am referring in particular to carrying out challenging projects simultaneously; how to deal with practice for a new show, a very complex translation or create a collection or a stock of products. Each of these jobs requires many hours of work and concentration, and it therefore forces me to prioritize the most urgent work and, consequently, I often have to turn down others. Let’s say, however, that in general I can always manage it all, of course, often due to late nights and weekends which, as you well know, are part of the life of a freelancer.

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Fulana Beltrana Sicrana was created from a notebook in the spring of 2011. What has it become today?

In that notebook there was an idea, a project that slowly took shape and now, thanks to all those who have believed and still believe in it as I do, it is not only a registered trade mark, but also what I wanted most, which is something special that people want to have or give as gifts. ‘Fulana Beltrana Sicrana’ is on sale in Portugal, the country where I live and work, but also in Germany, the Netherlands, Australia, Japan, Canada and New Zealand and they can be found in many homes in Europe and around the world.

Where do you find inspiration for your creations?

From a style point of view, music and fashion from the 60s and 70s have always been a great source of inspiration and, consequently, all the new trends are based on these years. Right now, I’m also very inspired by the characters of the films and lifestyles I admire and with whom I identify, such as Pussy Riot, Captain Zissou (inspired by the main character of Wes Anderson’s ‘The Life Aquatic with Steve Zissou’) and the ‘Backpackers’ collection, which will soon give rise to other similar collections. From a material point of view, my goal has always been to reuse and give new life to vintage or recycled fabrics, which I’ve been collecting for years now and used to belong to my grandmothers, great-grandmothers and aunts but now also from grandmothers and aunts of friends and other people who value and believe in this philosophy. So, when I create my collections or custom dolls, it is often the fabrics and materials available which serve as inspiration.

How did you become a translator and which languages do you work in?

Let’s say that translation has always been, indirectly, a means of survival and this later became, by choice, a profession. I’ve always been lucky enough to travel and since high school I’ve chosen to specialize in languages. In 2001, I moved to the Netherlands to attend the dance academy in Rotterdam and in 2003 I moved to Portugal, to Lisbon, where I was able to finish the university and where I specialized in translation.

My working languages are Italian, Portuguese and English, and my areas of expertise are architecture, design and the performing arts.

Is there a link between creativity and the world of translation?

No doubt. Knowing how to interpret and convey a message or a meaning, either in another language or through a created object.

Give us 5 things to do in Lisbon

Aside from everything you normally find in guidebooks, and the thousands of other places worth visiting, I can suggest an alternative itinerary, which I always do when someone comes to visit me: an ‘almoço’ lunch at ‘A Palmeira’ in the ‘baixa’, then visit the ‘São Domingos’ church near to Rossio, and maybe drink a ‘ginjinha’, then go to ‘Casa do Alentejo’ and the ‘Ateneu’, before continuing on to the ‘elevador da Lavra’, which you can take or just walk up to the ‘Jardim do Torel’.

What is your dream of happiness?

In the professional world, my goal is definitely to be able to pursue and develop my projects without having to sacrifice anything I believe in.

You can find Benedetta and her creations here:

Sardegna dreaming – Alla scoperta delle meraviglie sarde a bordo di un camper vintage

Stimo le persone coraggiose che sono capaci di rivoluzionare le proprie vite.

Per questo motivo mi piace tantissimo C’Mon Campers, il progetto ideato da Stefano ed Emanuela che hanno lasciato la loro Liguria per inziare questa nuova avventura in Sardegna.

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C’Mon Campers è un servizio di noleggio di camper vintage (Volkswagen T3) che abbina l’amore per il viaggio a quello per il vintage. Un modo originale e divertente di scoprire la meravigliosa Sardegna.

“C’mon Camper nasce per i viaggiatori, i surfers, i kiters, gli skaters, i bikers, i climbers, i genitori, i bambini e per chiunque desidera un turismo consapevole ed ecologico. Con i suoi VW T3  si propone come vacanza originale per quelli che non vogliono passare intere giornate su spiagge che ricordano più la metro nell’ora di punta che un’isola meravigliosa e selvaggia come la Sardegna e in più è economico e divertente. I C’mC sono microcase, dotate di cucina e camera da letto con vista mozzafiato, che ti permettono di scegliere l’itinerario che più ti piace in totale libertà”.

Visitate il loro sito e se ancora non avete pianificato le vostre vacanze, questa potrebbe essere un’ottima idea!

I admire people who are able to change their lives.

For this reason I’m really liking C’Mon Campers, the project by Stefano and Emanuela, who left their Liguria to start this new adventure in Sardinia.

C’Mon Campers is a rental service for vintage campers (Volkswagen T3) that combines the travel passion with th love for vintage. An authentic and fun way to discover the wonderful Sardinia.

“C’mon Camper comes to life for travellers, surfers, kiters, skaters, bikers, climbers, parents and kids and whoever believes and searches for a conscious and eco-friendly tourism. With its funny VW T3 it offers an authentic holiday to those who aren’t keen to spend their days in over crowded beaches that remind more a metro station at its peak hour rather than a wonderful and wild island like Sardinia, and it is also fun and convenient! The C’mC are mini-houses, with kitchen, bedroom and a breathtaking view, which also gives you the opportunity to choose your favourite itinerary in complete freedom”.

Visit their website and if you haven’t made your travel plans yet, this would be a great idea!

Alla ricerca di Adriana Motti

Una delle traduttrice della mia amata Karen Blixen è stata Adriana Motti.

Più volte negli anni ho fatto delle ricerche su di lei – ad esempio mentre scrivevo la mia tesi – ma non ho mai trovato granché.

L’unica intervista che ho trovato è quella rilasciata a Luca Sofri nel 1999.

Poi recentemente mentre curiosavo in rete mi sono imbattuta in suo nipote. Senza pensarci troppo l’ho contattato.

Tommaso è un ragazzo gentilissimo e disponibilissimo. Lui e la sua famiglia sono gli attenti e rispettosi custodi della memoria di questa donna riservata.

Questa è stata la nostra conversazione.

Il tuo grado di parentela con Adriana Motti ?
Per me è sempre stata zia, anche se in realtà era la zia di mio padre.

Quali lingue conosceva? Che studi aveva fatto?
Dopo il liceo classico ha frequentato la facoltà di lettere senza laurearsi. Per raggiungere il traguardo le mancavano pochi esami (un paio), ma uno di questi era latino, che non aveva mai sopportato e che quindi non superò.
Conosceva il francese a livello scolastico, anche se la sua carriera di traduttrice iniziò con una traduzione dall’inglese.

Com’è iniziata la sua carriera di traduttrice?
Iniziò chiedendo al cugino Federico Elmo, editore di Milano, di poter fare una traduzione in francese per la sua casa editrice. La proposta che ricevette fu di tradurre dall’inglese un romanzo di Wodehouse. Notare che non conosceva affatto questa lingua: munita di dizionario e molta pazienza ricostruiva il senso delle frasi procedendo poco per volta.

I lunghi tempi di consegna erano dovuti comunque anche al suo carattere: si lasciava sempre tutto il lavoro indietro finché non si trovava con l’acqua alla gola, e a quel punto passava intere giornate nel suo studio.

Una cosa particolare del suo metodo di lavoro è che tutte le traduzioni venivano fatte scrivendo a mano. Nel suo studio era sempre presente una quantità inimmaginabile di quaderni di scuola dalla copertina nera, dove da una parte scriveva la traduzione e dall’altra le correzioni. Solo al momento di inviare il lavoro alla casa editrice passava alla macchina da scrivere.

Disse che le traduzioni le fecero perdere l’abitudine di scrivere cose sue. Desiderava diventare una scrittrice?

Scrivere era senza dubbio la sua vera ambizione. Ha scritto tanto, soprattutto racconti e poesie.
Molti di questi manoscritti sono rimasti incompiuti, ma ce ne sono diversi completi in possesso della nostra famiglia. Il difficile è raccoglierli, trascriverli, e capire quali sono suoi racconti e quali parti di traduzioni o di altri lavori. Comunque non è mai stato pubblicato niente, anche se le sarebbe piaciuto.

Tua zia divenne famosa per la sua straordinaria traduzione de “Il giovane Holden”. Come reagì al successo?

“Il giovane Holden” è sicuramente la sua traduzione più famosa, ma questo non le cambiò la vita. Mia zia era comunque una persona che non amava mettersi in mostra. Questa traduzione tra l’altro per lei fu semplicemente una delle tante. Citando l’intervista rilasciata a Sofri diversi anni fa:

“Sembrerà un’eresia: sono diventata celebre col Giovane Holden che io non ho preso sul serio per niente. Mi è piaciuto, molto acuto, molto profondo, ma non gli ho dato quest’importanza: divenne un dogma, un catechismo che non capisco tutt’ora. È un libro individualista, la crisi esistenziale di un ragazzo americano. Per dei ragazzi di sinistra italiani, Salinger avrebbe dovuto essere il tipico americano altoborghese e radical chic, non vedevo che rapporto ci fosse con dei giovani marxisti. Lo dissi anche a tre di loro che vennero a parlarmi per fare un pezzo sul giornale di Lotta Continua, e si fecero prestare delle lettere. Più rivisti, né loro né le lettere.”

Lo scorso maggio è uscita la nuova traduzione de “Il giovane Holden” di Matteo Colombo. La leggerai?
Sono curioso di leggerla: ho letto alcuni commenti, lo farò appena ne avrò il tempo e la possibilità. So già che non riuscirò a non essere di parte, in ogni caso.

Nella sua vita Adriana Motti ha mai incontrato qualche autore?
Dal poco che sono riuscito a ricostruire ha avuto contatti epistolari con vari autori italiani, tra cui Calvino. Non ha comunque mai avuto contatti diretti con gli autori tradotti: viaggiare non era tra le sue passioni.

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One of the translators of my beloved Karen Blixen was Adriana Motti.
Many times over the years I have done some research about her – for example, when I was writing my dissertation but I’ve found little. Only an interview with Luca Sofri in 1999. Recently I stumbled upon her nephew. Without thinking too much I contacted him.Tommaso is  so kind and heplful. He and his family are careful and respectful guardians of this discreet woman’s legacy.
This was our conversation.

What is your relationship to Adriana Motti?
For me, she’s always been my aunt, although in reality she was my father’s aunt.

What languages did she know? What did she study?

After high school she attended the Faculty of Arts but did not graduate because she failed one or two exams, one of them was Latin, which she never enjoyed and therefore did not pass.

She studied French at school, although her career as a translator began with a translation from English.

How did she start her career as a translator?

She began by asking her cousin, Frederick Helm, a publisher in Milan, if she could translate something into French for his publishing house. She was invited to translate a Wodehouse novel from English. However, she did not know anything about this language: equipped with a dictionary and a lot of patience she reconstructed the meaning of sentences little by little.

The long delivery times were also down to her nature: she always fell behind on all her work until she was up to her eyeballs and then she would spend the whole day in her office.

One particular feature of her working method was that all her translations were handwritten. Her office was always full of an unimaginable amount of school notebooks with black covers, where she wrote the translation on one side and her corrections on the other side. Only when she had to deliver the job to the publishing house did she use a typewriter.

She said that translation made her lose the habit of writing her own material. Did she want to become a writer?
Writing was undoubtedly her real ambition. She wrote a lot, especially short stories and poems.
Many of these manuscripts are unfinished, but our family has several different completed ones. The difficulty is to collect them, transcribe them, and work out which are her stories and which parts are translations or other work. However, nothing was ever published, even though she would have liked it.

Your aunt became famous for her extraordinary translation of “The Catcher in the Rye”. How did she react to this success?
“The Catcher in the Rye” is certainly her most popular translation, but it didn’t change her life. My aunt was someone who didn’t enjoy showing off. She just saw this translation as one of many. To quote the interview she gave to Sofri several years ago:
“It may seem like heresy but I became famous for “The Catcher in the Rye” and I did not take it seriously at all. I liked it; it was very sharp, very deep, but I didn’t give it this grand importance: it became a dogma, a catechism that I still do not understand. It is an individualistic book, the existential crisis of an American boy. For the Italian left-wing, Salinger was supposed to be the typical upper-class, radical chic American, I didn’t see what relationship there was with young Marxists. I even said this to three of them who had come to talk to me for an article in the newspaper, Lotta Continua, and they even borrowed some letters. I never saw them or the letters again.”

Last May, the new translation of “The Catcher in the Rye” by Matteo Colombo was released. Are you going to read it?
I’m curious to read it: I read some comments about it; I’ll do it as soon as I have the time and the opportunity. I already know that I can’t help but be part of it in any case.

Did Adriana Motti ever meet any authors during her lifetime?

From the little I have been able to reconstruct, she exchanged letters with various Italian authors, including Calvino. However, she never had direct contact with the authors she translated: travelling was not one of her passions.