Anatomie de la semaine

Quelle passate, sono state settimane intense ma è giunta l’ora per me di tornare alla mia personalissima rassegna delle cose che ho scovato e che mi sono piaciute durante questa settimana:

  • 10 mostre da vedere questo autunno
  • Michael Stipe torna a fare musica ma esclude una reunion con i R.E.M.
  • L’articolo di Alexandra Shulman, direttrice dell’edizione britannica di Vogue, su Suzanne, la celebre canzone di Leonard Cohen e su quanto  quella figura rappresentasse la donna ideale dell’epoca
  • Dieci cose che abbiamo imparato da Una mamma per amica
  • Sean Yoro crea incredibili e bellissimi ritratti sulle calotte glaciali che poi scompaiono
  • In America c’è una scuola per diventare Babbo Natale
  • Quando amavamo Hemingway  è il romanzo di Naomi Wood sulle mogli del celebre scrittore che è appena uscito in Italia
  • L’account Museum of Selfies su Instagram è geniale e super divertente!! E’ nato dall’idea di una designer  danese che ripropone le grandi opere della pittura come fossero dei selfie.

Vi auguro un meraviglioso weekend!

Happy Birthday Fernanda !!

Happy Birthday Fernanda !!

“Vorrei aver scritto tre righe che la gente si ricordi” diceva in un’intervista del 2001 Fernanda Pivano, traduttrice, scrittrice e giornalista.

E di righe e parole Fernanda ne ha scritte e tradotte molte fino al 18 agosto 2009, quando se n’è andata a 92 anni negli spazi profumati dell’eternità, come lei stessa diceva.

Ha tradotto molti autori americani (tra gli altri, Faulkner, Hemingway, Fitzgerald, Anderson, Gertrude Stein) e a quasi tutte le traduzioni ha preposto bellissime introduzioni. Ha portato sulla scena letteraria Ginsberg, Kerouac, Ferlinghetti, Corso, fino ai talenti più giovani di Leavitt e McInerney e alle ultimissime scoperte di Marc Leyner e Chuck Palahniuk.

“Quando negli anni ’50 Fernanda Pivano si reca per la prima volta negli Stati Uniti e’ una giovane studiosa innamorata dell’America di quegli anni e desiderosa di incontrare dal vivo, sul campo, i maestri di una narrativa che in Italia si era appena cominciato a conoscere, grazie a Cesare Pavese ed Elio Vittorini. Immediatamente scopre un mondo, di sogni, ideali, valori, che non si stanchera’ piu’ di celebrare: dal pacifismo di Norman Mailer, maestro riconosciuto della narrativa americana, amato e contemporaneamente odiato dalla beat generation degli anni ’60, che al lui e al suo antiimperialismo si rifece, all’esempio di inesausta sete di nuovo e di autenticita’ del mito vivente Ernest Hemingway. Dai guru della beat generation Ginsberg, Kerouac, Corso, Ferlinghetti, uomini che in nome di un’idea di ritorno all’essenzialita’ dell’Uomo, in contrasto con i pregiudizi del consumismo capitalistico, hanno vissuto e scritto senza distinguere fra arte e vita, a Don DeLillo e ai minimalisti. Un nuovo viaggio americano, insomma, fra le contraddizioni e le speranze segrete di quel grande, osannato e temuto paese che e’, da sempre, l’America”.

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