Anatomie de “Il rumore delle cose che iniziano”

 

FotoFlexer_Photo

La bellezza de “Il rumore delle cose che iniziano”, romanzo d’esordio di Evita Greco, sta nella perfezione della semplicità degli infiniti dettagli con cui l’ha infarcito: le scarpe da ballo e il rossetto rosso della nonna, la lista dei lavori di Ada, i bigliettini, le carte regalo, l’ulivo…

Evita, trentenne e mia conterranea si è appena aggiudicata il premio Rapallo “opera prima” per questo suo romanzo.

1.Chi è Evita?

Se mi chiedi quanti anni ho mi viene da rispondere 23, ma non è vero, perché ne ho 31. Nella vita ho fatto diversi lavori e lavoretti –come tutti i trentenni di oggi- ma ho sempre ostinatamente creduto che prima o poi avrebbe scritto un libro. Che, se ad un primo sguardo può sembrare una cosa “romantica”, se ci si pensa bene è folle, un po’. Perché, questa faccenda di scrivere un libro, suona davvero strana fin quando il libro non è pubblicato. A chi ti incontra e ti chiede “cosa fai nella vita”, non puoi mica dire “sto scrivendo un libro”. La gente ti prende per matta, quasi. Così come prendono un po’ per matta Ada –la protagonista del romanzo- che per tutelarsi da questa domanda tiene a mente una “lista dei lavori da fare da grande. Uno di questi (uno dei miei preferiti) è: e affinché, chi li trova, possa pensare che siano per loro. E’ un lavoro serio, se uno ci pensa. Quasi quanto “fare lo scrittore”. La cosa bella è che mentre prima avevo paura di dire che “stavo scrivendo un libro”, adesso, dopo aver pubblicato, sono gli altri che mi chiedono se io ne stia scrivendo un altro. Comunque, fondamentalmente, sono la mamma di Ada Maralita, alla quale è dedicato il libro, anche se purtroppo, per un errore di stampa, non c’è scritto.

2.Vuoi raccontare qualcosa del tuo romanzo a chi ancora non l’ha letto?

Il romanzo racconta la storia di Ada e di sua nonna Teresa. L’una rappresenta l’intero mondo per l’altra. Teresa è molto malata e durante i mesi in ospedale vengono ripercorsi gli anni dell’infanzia di Ada, infanzia resa magica dall’amore con cui è stata cresciuta dalla nonna. A prendersi cura di Teresa c’è un’infermiera, Giulia, che per certi aspetti è l’esatto opposto di Ada. Giulia è incantata del rapporto che hanno Ada e Teresa e si prende cura di entrambe. Sempre dentro all’ospedale Ada conosce Matteo, di cui si innamora nel solo modo in cui ci si può innamorare, cioè perdendo completamente la testa. Quando Teresa muore, la vita di Ada, Giulia e Matteo subisce una svolta, grazie anche al messaggio pieno d’amore che la nonna ha lasciato.

3.“Il rumore delle cose che iniziano” è un romanzo sull’amore?

Sì. Decisamente. Del resto credo che quasi tutti i romanzi siano romanzi sull’amore. Forse però lo credo perché non riesco a leggere i gialli. A parte questo, credo di poter dire che sia un romanzo sui danni che può fare la mancanza d’amore, ma soprattutto sul potere che l’amore ha di ripararli. Forse suona banale ma, come dice nonna Teresa, “le cose banali il più delle volte hanno un pregio: sono vere”. Credo che questo sia vero: l’amore cura i danni. E fa fare anche quest’altra cosa, che credo sia il vero filo conduttore del romanzo: fa riconoscere la vera natura delle persone, fa si che le si guardi per quello che sono davvero, e fa si che ci impegniamo a proteggerla e coltivarla.

4.Che rumore associ a queste tue prime pagine pubblicate?

Credo quello del silenzio della biblioteca dentro la quale l’ho in gran parte scritto. Silenzio rotto solo da una porta che cigolava, non ho ancora ben capito dove, e dallo sbuffare dei ragazzi che studiavano. Forse è paradossale, ma il romanzo –che pure dovrebbe parlare soprattutto di rumori- è nato nel più completo silenzio. Anche le ultime 40 pagine- che sono quelle a cui tengo di più- sono state scritte tutte in un pomeriggio passato a casa. Avevo chiesto al mio compagno di portare Maralita a fare una passeggiata, affinché appunto potessi godere di un po’ di silenzio. Era maggio e ricordo che, dopo aver scritto quelle ultime parole, ho notato che non ci fosse più neanche il rumore della tastiera del computer. Ho bevuto un bicchiere di vino e sono rimasta ad ascoltare ancora un po’ il silenzio.

5.Nel libro la presenza femminile è preponderante rispetto all’unico personaggio maschile che incarna la debolezza tipica dell’uomo. La speranza è femmina?

E’ vero, la speranza è femminile. Teresa è l’ideale di nonna, quel genere di figura femminile forte e un po’ magica che molti ragazzi della mia generazione hanno avuto la fortuna di avere come nonna appunto. Ada, mentre scrivevo, era una sorta di mio alter ego. Disorganizzata, inconcludente e molto emotiva. Giulia invece rappresenta un po’ tutto quello che vorrei essere “da grande”: elegante e decisa. Rileggendo però mi sono accorta che in realtà il personaggio che mi somiglia di più è proprio Matteo. Un’ideale via di mezzo tra Giulia e Ada, nel bene e nel male.

6.Gianni Morandi cantava “uno su mille ce la fa”. Potrebbe essere la canzone della tua vita? Una bambina dislessica che sogna di diventare una scrittrice e ci riesce.

In realtà non credo che il fatto di essere dislessica abbia reso molto più difficile riuscire a pubblicare il libro. Cioè: essere dislessici rende più “complesso” l’apprendimento di meccanismi che hanno a che fare con la quotidianità. Nella fattispecie: rende più difficile imparare a leggere e a scrivere (non a caso viene definito “disturbo dell’apprendimento”). Ciò non significa che il bambino dislessico non saprà mai leggere o scrivere. Ci tengo a dirlo perché mi accorgo che in molti –facendomi domande a questo proposito- pensano che io abbia scritto il libro dettandolo o cose del genere. Scherzi a parte, davvero: per un dislessico è più difficile imparare a leggere e a scrivere ed è molto probabile che continui a fare una serie di errori (ad esempio, faccio seriamente fatica a distinguere le parole “guida” e “giuda” o “cavallo” e “calovva”). Niente di irreparabile, ecco.

7.Potresti anatomizzare la parola “rumore”?

Non so quale sia la vera anatomia della parola “rumore”. Per me i rumori sono come delle possibilità. Piccoli talismani. Lo erano quando mi sembrava che la mia vita non stesse andando da nessuna parte e allora, prestando più attenzioni ad alcuni di essi, riuscivo ad accorgermi che comunque le cose si stavano muovendo, e anche la mia vita sarebbe andata da qualche parte, prima o poi. Certo, è vero che anche le cose che finiscono potrebbero fare un loro rumore. Ma io credo valga la pena concentrarsi sul rumore che fanno le cose che iniziano.

getimage

1.Who is Evita?  

If you ask me how old I am, I feel like answering 23, but it is not true, I’m 31. In my life I have had various jobs and chores – just as everybody in their thirties nowadays – but I always stubbornly believed that sooner or later I would have written a book. This at a first glance may seem like a something “romantic”, if you then really think about it, it is a bit crazy. Because this business of writing a book sounds really weird, until the book is published. When you meet someone and they ask you “what do you do”, you cannot just say “I’m writing a book.” People would think you are crazy. Just as they think Ada – main character of the novel – is a little crazy. She tries to protect herself from this question by keeping in mind a ”list of jobs to do when she grows up”. One of these (one of my favorite ones) is: leaving flowers around so that those who find them, might think they are for them. It’s a serious job, if one thinks about it. Almost as much as “being a writer.” The nice thing is that I used to be afraid of saying that “I was writing a book,” but now, after its publication, it’s others who ask me if I’m writing another book. However, I am essentially the mother of Ada Maralita, to whom this novel is dedicated, although unfortunately, due to a printing mistake, this is not mentioned in the book.

2.Would you like to say something about your novel to those who have not read it yet?

The novel tells the story of Ada and her grandmother Teresa. The one is the whole world for the other. Teresa is very ill, and during the months in hospital, they retrace Ada’s childhood, which was a magical period, thanks to the love with which her grandmother raised her. A nurse takes care of Teresa, her name is Giulia. In some ways, Giulia is the exact opposite of Ada. She admires the relationship that Ada and Teresa have and takes care of both of them. In the hospital, Ada meets Matteo and falls in love – the only way one can fall in love – completely losing her mind. The life of Ada, Giulia and Matteo takes a turn when Teresa dies, partly thanks to the loving message that she leaves behind.

3.Is “Il rumore delle cose che iniziano” a novel about love?

Yes, it definitely is. Moreover, I believe that almost all novels are love stories. But maybe that is because I don’t read detective stories. Apart from that, I think it is a novel about the damages that a lack of love can cause, but above all, about the repairing power of love. It may sound trivial, but, as  grandmother Teresa says, “trivial things most of the time have an advantage: they are true.” I think it is true: love can cure these damages. It also makes people do another thing – which I think is the real theme of the novel – recognize the true nature of people, this means looking at them for what they really are, and being committed to protect and cultivate their nature.

4.What kind of sound do you associate to these first published pages?

Probably to the silence of the library where they were written. The silence only broken by the creaking of a door, I still don’t know exactly where, and the snorting of young students. Perhaps it is ironic, but the novel – which also mainly talks about sounds – was created in complete silence. Even the last 40 pages – which are those that I love most – were all written in an afternoon spent at home. I asked my partner to take Maralita out for a walk, so I could just enjoy a bit of silence. It was May and I remember that, after writing the last lines, I noticed that there was not even the sound of the computer keyboard. I drank a glass of wine and listened to the silence a little longer.

5.In the book the female presence outweighs the only male character who embodies the typical male weakness. Is hope a female prerogative?

It ‘s true, hope is feminine. Teresa is the ideal grandmother, the kind of strong a magical female figure that many of my generation have had the good fortune to have as a grandmother. Ada, as I wrote, was a sort of my alter ego. Disorganized, ineffective and very emotional. Giulia represents a bit all I would like to be as a “grown-up”: elegant and strong. But rereading I realized that actually the character that resembles me most is Matteo. An ideal middle way between Giulia and Ada, for better or for worse.

6.Gianni Morandi sang “Uno su mille ce la fa.” (One in a thousand manages). Could this be the song of your life? A dyslexic child who dreams of becoming a writer, and succeeds.

Actually, I do not think that the fact of being dyslexic has made it much more difficult to publish the book. Being dyslexic makes it more “complex” to learn mechanisms that have to do with everyday life. In this case it makes it more difficult to learn, to read and write (that is why they use the expression “learning disability”). This does not mean that the dyslexic child will never be able to read or write. I want to say this because I realize that many people – asking questions in this regard – think I have written the book by dictating it. Seriously, for a dyslexic person it is more difficult to learn to read and write and he/she is likely to continue making some mistakes (for example, it is hard to distinguish words like “guida” and “giuda”  or “cavallo “and “calovva”). Nothing irreparable, though.

7.Could you anatomize the word “sound”?

I do not know which is the true anatomy of the word “sound.” In my opinion sounds are like possibilities. Small talismans. They were possibilities when it seemed to me that my life was not going anywhere and then, paying more attention to some sounds, I realized that things were moving anyway, and even my life would have gone somewhere, sooner or later. Of course, it is true that even things that end make a noise. I think it’s rather worth focusing on the sounds of new things that begin.

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...