Auguri a tutti i traduttori!!!

L’idraulico mi ha chiesto che lavoro facessi, e mi ha detto di aver già conosciuto una traduttrice ( il che è già un evento di per sè).
Mi ha raccontato che ha incontrato questa ragazza mentre viaggiavano in pullman verso l’Austria per le vacanze estive.
Era rimasto particolarmente colpito dal fatto che la ragazza in questione avesse lavorato per tutto il viaggio.
Almeno per una volta ho beccato una persona che non immagina la nostra come la categoria degli scansafatiche!!
Il suo aneddoto mi ha fatto pensare a tutti i i viaggi e i posti in cui mi sono ritrovata a tradurre col mio bel computer sulle ginocchia.
Mi vengono in mente treni, autobus, letti di hotel e un traghetto da Anzio a Ponza. E voi? In quale insolito posto avete lavorato ai vostri testi?
Mentre davo l’ennesima mano di bianco ad un mobile che sto recuperando, pensavo a tutte le cose che dovevo fare, a quanto fossi stanca. Me la prendevo con me stessa e con la mia passione per il vintage.
Quel mobile non è particolarmente bello, occupa spazio potenzialmente prezioso e richiede infinite pennellate di vernice per assumere un aspetto decente.
In preda alle mie paturnie non mi rendevo conto che mi stava sfuggendo il vero nocciolo della questione. Ovvero il fatto che quel mobile è lì da 30 anni ed è stato fatto da uno zio di mia suocera.
Spesso il fascino di alcuni oggetti è che restano con noi. Rimangono nelle nostre case e fanno parte di un pezzo della nostra vita. Silenziosi spettatori che con la loro continuità ci ricordano storie e persone passate. E’ solo questo quello che conta!!

Pomodori rossi, cipolla, carote, cetrioli, sedano e fagioli borlotti cotti al vapore.
Olio evo Hulivia 05 & sale q.b.
Dove sono finite le donne in carriera?
Emily Matchar ha pubblicato di recente “Homeward Bound: Why Women Are Embracing the New Domesticity”, un libro sul fenomeno della cosidetta new domesticity.
La riscoperta della vita in casa come naturale status femminile e non solo, che va al di là della semplice nostalgia per i bei tempi andati e dell’attuale crisi economica.
E’ un fenomeno legato alle nostre aspettative tradite da un mondo incerto e dal desiderio della mia generazione di vivere in manierà più autentica e costruttiva.
In definitiva, è poi così brutto riassaporare il piacere di una vita lenta fatta di piaceri semplici e il gusto di farsi le cose con le proprie mani? E’ davvero un segnale pericoloso per noi donne? E’ il preludio della sconfitta del femminismo?

“Vorrei aver scritto tre righe che la gente si ricordi” diceva in un’intervista del 2001 Fernanda Pivano, traduttrice, scrittrice e giornalista.
E di righe e parole Fernanda ne ha scritte e tradotte molte fino al 18 agosto 2009, quando se n’è andata a 92 anni negli spazi profumati dell’eternità, come lei stessa diceva.
Ha tradotto molti autori americani (tra gli altri, Faulkner, Hemingway, Fitzgerald, Anderson, Gertrude Stein) e a quasi tutte le traduzioni ha preposto bellissime introduzioni. Ha portato sulla scena letteraria Ginsberg, Kerouac, Ferlinghetti, Corso, fino ai talenti più giovani di Leavitt e McInerney e alle ultimissime scoperte di Marc Leyner e Chuck Palahniuk.
“Quando negli anni ’50 Fernanda Pivano si reca per la prima volta negli Stati Uniti e’ una giovane studiosa innamorata dell’America di quegli anni e desiderosa di incontrare dal vivo, sul campo, i maestri di una narrativa che in Italia si era appena cominciato a conoscere, grazie a Cesare Pavese ed Elio Vittorini. Immediatamente scopre un mondo, di sogni, ideali, valori, che non si stanchera’ piu’ di celebrare: dal pacifismo di Norman Mailer, maestro riconosciuto della narrativa americana, amato e contemporaneamente odiato dalla beat generation degli anni ’60, che al lui e al suo antiimperialismo si rifece, all’esempio di inesausta sete di nuovo e di autenticita’ del mito vivente Ernest Hemingway. Dai guru della beat generation Ginsberg, Kerouac, Corso, Ferlinghetti, uomini che in nome di un’idea di ritorno all’essenzialita’ dell’Uomo, in contrasto con i pregiudizi del consumismo capitalistico, hanno vissuto e scritto senza distinguere fra arte e vita, a Don DeLillo e ai minimalisti. Un nuovo viaggio americano, insomma, fra le contraddizioni e le speranze segrete di quel grande, osannato e temuto paese che e’, da sempre, l’America”.