Anatomy of “Five Quarters: Recipes and Notes from a Kitchen in Rome”

 

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Rachel Roddy è inglese ma vive a Roma, scrive un blog di cucina che si chiama racheleats.wordpress.com, ha una rubrica Kitchen Sink Tales su The Guardian, e lo scorso maggio ha pubblicato il suo primo libro di cucina “Five Quarters: Recipes and Notes from a Kitchen in Rome”.

La sua scrittura è un’ode all’italianità, a Roma, al cibo della tradizione e all’essenza della semplicità. Le sue foto corrispondono perfettamente a ciò che racconta, e gli scatti del suo lavandino evocano gli interni dei film del Neorealismo italiano.

Il suo libro è una bellissima storia d’amore che nasce dal colpo di fulmine con Testaccio.

È cosa nota che gran parte delle storie d’amore iniziano per puro caso, ed è quello che è successo tra me e il blog di Rachel e poi del suo libro, e tra Rachel e Roma.

Dopo aver letto questo libro sentirete l’impulso irrefrenabile a visitare Roma e soprattutto il mercato di Testaccio.

Nel frattempo potrete soddisfare la vostra curiosità godendovi quest’intervista a Rachel.

1. “Five Quarters: Recipes and Notes from a Kitchen in Rome” is your first book. What was the biggest challenge in writing a cookbook?

Establishing a writing and recipe testing I think, especially as my little boy was only little, and I was still very much in of the throws of new motherhood. Eventually I found a routine of sorts, which involved early mornings and three precious hours each afternoon when a babysitter came and I would disconnect from the Internet and just write.

2. You wrote that without your blog and your readers, your book would never have been published. What has blogging taught you?
It was writing blog posts with a certain structure – a story to start which linked into a recipe that I really began to write, and write. Which is of course the only way to get better. The fellowship and feedback from fellow bloggers and readers has been a constant source of encouragement.

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3. What do you like to cook for yourself?
When alone, I often don’t cook, a glass of wine and chunk of cheese is supper. That, or pasta, with butter and anchovies or an omelet, maybe a salad.

4. What food reminds you of your childhood?
Simple things my mum cooked when we were growing up, chicken soup, cauliflower cheese, these odd, set lemon yogurts I used to love when I was about 8, the crispy edge of the rice pudding.

5. Your partner comes from Sicily and you have always felt attracted by this island. What fascinates you most about Sicily?
I am not quite sure to tell the truth, I just want to explore it more, the beautiful, at times savage landscape, understand a little more about the food and culture. We have partly inherited a house there now, and spent the summer exploring, which was at times hard, but wonderful. Ask me again in a couple of years.

6. What is your favorite Italian word?
Mannaggia – not sure how to translate this, a sort of mild damn/drat/oh my, I say it all the time and it makes me smile.

7. This blog is called Anatomie des mots: the anatomy of words is a secret grammar, their intimate connection with things around us. Could you anatomize the word “Testaccio”?
Well Testaccio gets its name from Monte dei cocci, an ancient hill of broken terracotta amphora (cocci) that once contained Olive oil that rises up in he heart of the quarter. It is now covered in centuries of grass and shrubs, and my favourite trattoria is burrowed into the heart of it. I can see the top of the monte from my flat, a 2000 year old hill rising up nonchalantly in the middle of my adopted quarter, and everyday reminder of the history of this part of the city. Testaccio may be in the middle of Rome, but it feels like a village, with lots of local shops and a fierce sense of community, that I am now part of. I love this. I am not sure I have answered your question properly, but this is testaccio’s significance for me.

8. You are a food writer, a blogger and a teacher and you live in Rome with your partner, Vincenzo and your little child, Luca. How do you balance work and family life?
It is a big muddle, but for now a nice one, imperfect but good.

9. What past or maybe lost habits do you feel most nostalgic about?
I wish I went to the theatre as I once did. I was an actress in another life and I miss it.

10. What is your dream of happiness?
I will settle for content, with people and work I love.

11. Tell us 3 things to do in Rome
Climb monte testaccio, go and look at the Caravaggio paintings in Basilica of Santa Maria del Popolo, go for dinner at Osteria dell’Arco.

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1. “Five Quarters: Recipes and Notes from a Kitchen in Rome” è il tuo primo libro. Qual è stata la sfida più grande nello scrivere un libro di cucina?
E’ stata quella di definire uno stile di scrittura e al tempo stesso di testare le ricette, tanto più che mio figlio era ancora piccolo e io ero ancora alle prese con la nuova maternità. Alla fine ho trovato una sorta di routine, che contemplava risvegli all’alba e tre ore preziose il pomeriggio quando arrivava la babysitter, mi disconnettevo da internet e scrivevo solamente.

2. Hai scritto che senza il tuo blog e i tuoi lettori, il tuo libro non sarebbe mai stato pubblicato. Che cosa ti ha insegnato tenere un blog?
È stato grazie al fatto di scrivere i post per il blog con una certa struttura, una storia da cui iniziare che collegava una ricetta, che ho davvero cominciato a scrivere, e a scrivere. Ed è senz’altro l’unico modo per migliorare. Il supporto e il feedback da parte di altri blogger e dei lettori è stata una fonte costante di incoraggiamento.

3. Cosa ti piace cucinare per te?
Quando sono da sola, spesso non cucino, faccio cena con un bicchiere di vino e un pezzo di formaggio. Quello, oppure pasta con burro e acciughe oppure una frittata, magari un’insalata.

4. Quale cibo ti ricorda la tua infanzia?
Le cose semplici che mia mamma ci cucinava mentre diventavamo grandi, la zuppa di pollo, i cavolfiori gratinati, quegli strani yogurt al limone che mi piacevano quando avevo 8 anni, la crosta croccante del budino di riso.

5. Il tuo compagno è siciliano e tu sei sempre stata attratta da quest’isola. Che cosa ti affascina di più della Sicilia?
Non sono del tutto certa di dire la verità, voglio solo esplorala di più, il suo bel paesaggio, a volte selvaggio, e capire un po’ di più del cibo e della cultura. Ora abbiamo in parte ereditato una casa lì, e ho trascorso l’estate esplorando, cosa che a volte è stata difficile, ma meravigliosa. Chiedimelo di nuovo tra un paio di anni.

6. Qual è la parola italiana che preferisci?
Mannaggia, non sono sicura di come tradurla in inglese. È una parola che dico sempre e mi fa tanto ridere.

7. Questo blog si chiama Anatomie des mots: l’anatomia delle parole è una grammatica segreta, la loro intima connessione con le cose che ci circondano. Potresti fare l’anatomia/ anatomizzare la parola “Testaccio”?
Beh, Testaccio prende il suo nome dal Monte dei cocci, un’antica collina di anfore in terracotta rotte (cocci), che una volta contenevano olio di oliva e che si erge nel cuore del quartiere. Adesso il monte è coperto da secoli di erba e arbusti, e la mia trattoria preferita è scavata al suo interno. Riesco a vedere la cima del monte da mio appartamento, un antico mulino di 2000 anni che sorge con nonchalance nel bel mezzo del mio quartiere d’adozione, e un promemoria quotidiano della storia di questa parte della città. Anche se Testaccio si trova al centro di Roma, ci si sente come in un paesino, con tanti negozi locali e un forte senso di comunità, di cui adesso anche io faccio parte. È una cosa che amo. Non sono se ho risposto correttamente alla tua domanda, ma questo è il significato di Testaccio per me.

8. Sei una food writer, una blogger e un’insegnante e vivi a Roma con il tuo compagno, Vincenzo e il vostro bimbo, Luca. Come concili lavoro e famiglia?

E’ un gran caos, ma per ora è un bel caos, imperfetto ma bello.

9. Di quali abitudini passate e forse perse senti di più la nostalgia?
Vorrei poter andare a teatro come facevo un tempo. Ero un’attrice in un’altra vita e mi manca.

10.Qual è il tuo sogno di felicità?

Mi accontenterei delle persone e del lavoro che amo.

11. 3 cose da fare a Roma
Salite in cima al monte Testaccio e andate a vedere i dipinti di Caravaggio alla Basilica di Santa Maria del Popolo, poi andate a cena all’Osteria dell’Arco.

 

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