Anatomie de la semaine

Quando ormai pensavo di aver chiuso con i malanni invernali, lunedì la febbre ha di nuovo bussato alla porta e così questo weekend sarà decisamente casalingo. Voi, invece, cosa farete? Vi auguro un meraviglioso fine settimana di luglio!!!

Questa è una breve rassegna delle cose che ho trovato e che mi sono piaciute questa settimana.

1.Avete visto la Summer Capsule Collection di Moi Je Joue Lab ? Questa piccola collezione è una vera festa per gli occhi!

Questa collezione si compone di pochi pezzi, femminili, delicati, preziosi…
Tessuti leggeri e fluttuanti, stampe delicatissime e tagli morbidi pensati per esaltare la femminilità di ogni donna.
Tutti i capi sono stati realizzati interamente in Italia con filati scelti e fibre naturali.
Ogni dettaglio è stato pensato e realizzato con cura ed amore per rendere ogni singolo capo unico e speciale“.

 

 

 

2.10 consigli per coltivare l’amore per la lettura nei nostri figli

3.Avete ancora vecchie videocassette?

4. Chi ha inventato il tiramisù?

5. I pavimenti di Londra

6. Che cosa ci può capitare se non abbiamo continuamente il telefono sottomano

 

 

This is just a short list of things I found and loved this week. 

1.Did you see the Moi Je Joue Lab Summer Capsule Collection ? This small collection is a feast for the eyes!

2.Ten ways to cultivate a love for reading in your children

3.Your old video tapes could be worth a lot of money

4.Who invented the tiramisu?

5.Things that will happen if I don’t take my phone out right now 

Have a wonderful July weekend!

Anatomy of “Five Quarters: Recipes and Notes from a Kitchen in Rome”

 

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Rachel Roddy è inglese ma vive a Roma, scrive un blog di cucina che si chiama racheleats.wordpress.com, ha una rubrica Kitchen Sink Tales su The Guardian, e lo scorso maggio ha pubblicato il suo primo libro di cucina “Five Quarters: Recipes and Notes from a Kitchen in Rome”.

La sua scrittura è un’ode all’italianità, a Roma, al cibo della tradizione e all’essenza della semplicità. Le sue foto corrispondono perfettamente a ciò che racconta, e gli scatti del suo lavandino evocano gli interni dei film del Neorealismo italiano.

Il suo libro è una bellissima storia d’amore che nasce dal colpo di fulmine con Testaccio.

È cosa nota che gran parte delle storie d’amore iniziano per puro caso, ed è quello che è successo tra me e il blog di Rachel e poi del suo libro, e tra Rachel e Roma.

Dopo aver letto questo libro sentirete l’impulso irrefrenabile a visitare Roma e soprattutto il mercato di Testaccio.

Nel frattempo potrete soddisfare la vostra curiosità godendovi quest’intervista a Rachel.

1. “Five Quarters: Recipes and Notes from a Kitchen in Rome” is your first book. What was the biggest challenge in writing a cookbook?

Establishing a writing and recipe testing I think, especially as my little boy was only little, and I was still very much in of the throws of new motherhood. Eventually I found a routine of sorts, which involved early mornings and three precious hours each afternoon when a babysitter came and I would disconnect from the Internet and just write.

2. You wrote that without your blog and your readers, your book would never have been published. What has blogging taught you?
It was writing blog posts with a certain structure – a story to start which linked into a recipe that I really began to write, and write. Which is of course the only way to get better. The fellowship and feedback from fellow bloggers and readers has been a constant source of encouragement.

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3. What do you like to cook for yourself?
When alone, I often don’t cook, a glass of wine and chunk of cheese is supper. That, or pasta, with butter and anchovies or an omelet, maybe a salad.

4. What food reminds you of your childhood?
Simple things my mum cooked when we were growing up, chicken soup, cauliflower cheese, these odd, set lemon yogurts I used to love when I was about 8, the crispy edge of the rice pudding.

5. Your partner comes from Sicily and you have always felt attracted by this island. What fascinates you most about Sicily?
I am not quite sure to tell the truth, I just want to explore it more, the beautiful, at times savage landscape, understand a little more about the food and culture. We have partly inherited a house there now, and spent the summer exploring, which was at times hard, but wonderful. Ask me again in a couple of years.

6. What is your favorite Italian word?
Mannaggia – not sure how to translate this, a sort of mild damn/drat/oh my, I say it all the time and it makes me smile.

7. This blog is called Anatomie des mots: the anatomy of words is a secret grammar, their intimate connection with things around us. Could you anatomize the word “Testaccio”?
Well Testaccio gets its name from Monte dei cocci, an ancient hill of broken terracotta amphora (cocci) that once contained Olive oil that rises up in he heart of the quarter. It is now covered in centuries of grass and shrubs, and my favourite trattoria is burrowed into the heart of it. I can see the top of the monte from my flat, a 2000 year old hill rising up nonchalantly in the middle of my adopted quarter, and everyday reminder of the history of this part of the city. Testaccio may be in the middle of Rome, but it feels like a village, with lots of local shops and a fierce sense of community, that I am now part of. I love this. I am not sure I have answered your question properly, but this is testaccio’s significance for me.

8. You are a food writer, a blogger and a teacher and you live in Rome with your partner, Vincenzo and your little child, Luca. How do you balance work and family life?
It is a big muddle, but for now a nice one, imperfect but good.

9. What past or maybe lost habits do you feel most nostalgic about?
I wish I went to the theatre as I once did. I was an actress in another life and I miss it.

10. What is your dream of happiness?
I will settle for content, with people and work I love.

11. Tell us 3 things to do in Rome
Climb monte testaccio, go and look at the Caravaggio paintings in Basilica of Santa Maria del Popolo, go for dinner at Osteria dell’Arco.

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1. “Five Quarters: Recipes and Notes from a Kitchen in Rome” è il tuo primo libro. Qual è stata la sfida più grande nello scrivere un libro di cucina?
E’ stata quella di definire uno stile di scrittura e al tempo stesso di testare le ricette, tanto più che mio figlio era ancora piccolo e io ero ancora alle prese con la nuova maternità. Alla fine ho trovato una sorta di routine, che contemplava risvegli all’alba e tre ore preziose il pomeriggio quando arrivava la babysitter, mi disconnettevo da internet e scrivevo solamente.

2. Hai scritto che senza il tuo blog e i tuoi lettori, il tuo libro non sarebbe mai stato pubblicato. Che cosa ti ha insegnato tenere un blog?
È stato grazie al fatto di scrivere i post per il blog con una certa struttura, una storia da cui iniziare che collegava una ricetta, che ho davvero cominciato a scrivere, e a scrivere. Ed è senz’altro l’unico modo per migliorare. Il supporto e il feedback da parte di altri blogger e dei lettori è stata una fonte costante di incoraggiamento.

3. Cosa ti piace cucinare per te?
Quando sono da sola, spesso non cucino, faccio cena con un bicchiere di vino e un pezzo di formaggio. Quello, oppure pasta con burro e acciughe oppure una frittata, magari un’insalata.

4. Quale cibo ti ricorda la tua infanzia?
Le cose semplici che mia mamma ci cucinava mentre diventavamo grandi, la zuppa di pollo, i cavolfiori gratinati, quegli strani yogurt al limone che mi piacevano quando avevo 8 anni, la crosta croccante del budino di riso.

5. Il tuo compagno è siciliano e tu sei sempre stata attratta da quest’isola. Che cosa ti affascina di più della Sicilia?
Non sono del tutto certa di dire la verità, voglio solo esplorala di più, il suo bel paesaggio, a volte selvaggio, e capire un po’ di più del cibo e della cultura. Ora abbiamo in parte ereditato una casa lì, e ho trascorso l’estate esplorando, cosa che a volte è stata difficile, ma meravigliosa. Chiedimelo di nuovo tra un paio di anni.

6. Qual è la parola italiana che preferisci?
Mannaggia, non sono sicura di come tradurla in inglese. È una parola che dico sempre e mi fa tanto ridere.

7. Questo blog si chiama Anatomie des mots: l’anatomia delle parole è una grammatica segreta, la loro intima connessione con le cose che ci circondano. Potresti fare l’anatomia/ anatomizzare la parola “Testaccio”?
Beh, Testaccio prende il suo nome dal Monte dei cocci, un’antica collina di anfore in terracotta rotte (cocci), che una volta contenevano olio di oliva e che si erge nel cuore del quartiere. Adesso il monte è coperto da secoli di erba e arbusti, e la mia trattoria preferita è scavata al suo interno. Riesco a vedere la cima del monte da mio appartamento, un antico mulino di 2000 anni che sorge con nonchalance nel bel mezzo del mio quartiere d’adozione, e un promemoria quotidiano della storia di questa parte della città. Anche se Testaccio si trova al centro di Roma, ci si sente come in un paesino, con tanti negozi locali e un forte senso di comunità, di cui adesso anche io faccio parte. È una cosa che amo. Non sono se ho risposto correttamente alla tua domanda, ma questo è il significato di Testaccio per me.

8. Sei una food writer, una blogger e un’insegnante e vivi a Roma con il tuo compagno, Vincenzo e il vostro bimbo, Luca. Come concili lavoro e famiglia?

E’ un gran caos, ma per ora è un bel caos, imperfetto ma bello.

9. Di quali abitudini passate e forse perse senti di più la nostalgia?
Vorrei poter andare a teatro come facevo un tempo. Ero un’attrice in un’altra vita e mi manca.

10.Qual è il tuo sogno di felicità?

Mi accontenterei delle persone e del lavoro che amo.

11. 3 cose da fare a Roma
Salite in cima al monte Testaccio e andate a vedere i dipinti di Caravaggio alla Basilica di Santa Maria del Popolo, poi andate a cena all’Osteria dell’Arco.

 

Anatomie de la semaine

Un breve elenco delle cose che ho trovato e che mi sono piaciute questa settimana.

1.Questi fantastici scatti del dietro le quinte del lookbook autunno-inverno 2015 de La Coqueta. La Coqueta è una boutique indipendente di abbigliamento per neonati e bambini con sede a Londra. I loro capi sono classici con un tocco moderno e sono tutti realizzati in Spagna.

A short list of things I found and loved this week.

1.These awesome behind the scenes shots from La Coqueta’s autumn/winter 2015 lookbook. La Coqueta is an independent children and baby clothing boutique based in London. Their clothes are classic with a modern twist and they are made in Spain.

2. Per chi non ha programmi per il fine settimana, domenica 27 settembre è la giornata delle Fattorie Didattiche aperte in Lombardia. Le famiglie avranno la possibilità di visitare le aziende agricole locali e di conoscere meglio l’attività agricola. Le attività comprenderanno la mungitura, le coccole agli animali, splendidi scenari, la degustazione di prodotti e il pranzo in cascina.

Vi auguro un buon weekend di fine settembre!

2. For those who have no plans for the weekend, you can experience Open Farm Day Sunday 27th September in Lombardy, Italy. Families will be given the opportunity to visit local farms and learn more about the business of agriculture. Activities include milking, petting animals, beautiful scenery, samples for tasting and lunch at the farm.

Have a nice late September weekend!

Paola Negro per Fattorie Didattiche Image via www.iodonna.it

Paola Negro per Fattorie Didattiche
Image via http://www.iodonna.it

Anatomie de “Sine Modus”

Sine Modus nasce nel 2012 dall’amicizia tra Chiara e Manuela, e dalla loro passione per il vintage. Lo scorso ottobre Sine Modus ovvero Chiara e Manuela hanno aperto il loro store Sine Modus Milano in via Pomponazzi 22.

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I turbanti Sine Modus sono realizzati a mano, con stoffe che deriviamo da capi vintage o second-hand scelti con cura e tanta selezione per avere così tessuti esclusivi: gonne, camicie, abiti vengono smontati per essere rielaborati nella forma di questi splendidi copricapi.

Il turbante è un accessorio sofisticato ed elegante che ricorda le dive hollywoodiane degli anni 70 e che resta un pezzo immancabile nel guardaroba di ogni donna.

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Com’è nata la vostra passione per la moda vintage?
La nostra passione si può dire risalga alla nostra infanzia, quando entrambe andavamo ai mercatini dell’usato, molto frequenti giù da noi in Campania, dove puoi trovare dei capi meravigliosi, delle vere chicche, dei tesori di tessuto, semplicemente rovistando un po’ nel mucchio di “panni” che gli ambulanti vendono a poco. Fra le “pezze americane” (così le chiamano al sud) è nato tutto. Poi chiaramente ci siamo documentate, abbiamo approfondito l’argomento e allora è subentrata una maggiore ricerca, in negozi specializzati, spesso anche a Londra.

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Che cosa vi ispira?
Ci ispira unicità, esclusività, eleganza, personalità.

Come si indossa il turbante?
Non c’è una regola per indossare un turbante, va bene sempre, in qualsiasi momento della giornata, con qualsiasi stile, è un accessorio da portare con disinvoltura, solo così ti “vestirà”, regalandoti quel tocco in più, che fa la differenza.

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Dove trovate i tessuti per realizzare i vostri turbanti?
I nostri turbanti vengono realizzati a mano da noi, nel nostro laboratorio qui a Milano e impieghiamo tessuti che ricaviamo da capi vintage. Molto spesso succede che vecchie gonne, vestiti, camicie presentino tessuti e fantasie meravigliose, ma magari qui o lì un po’ rovinati o obsoleti nello stile, da qui la scelta di ridare loro nuova vita.

Se aveste spazio illimitato cosa collezionereste?
Manuela sicuramente cappelli, io gioielli.

I 5 pezzi vintage da avere
l tubino in macramè, un montone, un Borsalino, un gioiello, un trench di Burberry.

Di quali abitudini passate e forse perse sentite di più la nostalgia?
Io ho nostalgia del risveglio nella mia casa d’origine, a Paestum, dove ancora abitano i miei genitori, svegliarsi lì significa fare colazione con loro e poi andare a fare una passeggiata al mare, gesti semplici, ma che riempiono il cuore. Manu: “il pranzo domenicale dalla nonna materna.

Come nasce l’idea di un negozio a Milano?
E’ stata la naturale evoluzione del nostro lavoro, portato avanti negli ultimi due anni sui social e con il nostro sito internet. Avevamo bisogno di un laboratorio e di un luogo fisico dove poter interagire personalmente con le clienti, poiché lo scambio, di pareri e valori, dal vivo dà un valore aggiunto al nostro lavoro.

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L’angolo preferito del vostro negozio
Più che un angolo è una parete, realizzata in modo che sembrasse antica e sulla quale abbiamo voluto due specchi barocchi. E’ evocativa e calda.

Il vostro sogno di felicità
Che questo lavoro si evolva ancora, per poter comunicare attraverso quello che sarà un vero e proprio concept la nostra passione per l’arte, la letteratura, il design oltre che per la moda.

5 cose da fare a Milano
Fare un salto in Corso Como, presso la Galleria Sozzani (dove ci sono sempre delle bellissime mostre di fotografia), andare allo spazio Oberdan, per le rassegne di Cinema d’epoca, mangiare Sushi al Temakinho, andare a ballare al Tunnel al sabato per la serata Le Cannibale, passeggiare nei giardini Indro Montanelli, in Porta Venezia per poi rifugiarsi al Gam, una galleria di Arte Moderna meravigliosa.

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Sine Modus was born out of the friendship between Chiara and Manuela, and a shared passion for vintage in 2012. Last October they opened their store Sine Modus Milano in Via Pomponazzi 22. The turbans Sine Modus are entirely handmade with fabrics from vintage or second-hand exclusive fabrics: skirts, shirts, clothes  processed to become these gorgeous hats. The turban is a sophisticated and elegant accessory that is reminiscent of the Hollywood stars in the 70s and remains a must in every woman’s wardrobe.

Where did your passion for vintage fashion come from?
Our passion dates back to our childhood, when we both went to flea markets in Campania, where you can find some wonderful pieces, hidden gems, treasures of fabric, just poking out of  huge pile of clothings sold by street vendor. Everything started from the “American pieces” (as they call them in Southern Italy). Then of course we researched, we examined the subject, and we made research in specialty stores, often in London.

What inspires you most?
We are inspired by uniqueness, elegance and personality.

How to wear a turban
There is no rule to wear a turban, it is always perfect, at any time of the day, with any style. It is an easy to wear accessory, just wear it with nonchalance, and it will go the extra mile making the difference.

Where do you find the fabrics for your turbans?
Our turbans are handmade by us in our workshop here in Milan and we use materials deriving from vintage pieces. It happens very often that old skirts, dresses, blouses with wonderful fabrics and patterns, a little spoiled or outdated in style, are given a new life.

If you had unlimited space what are the things you would collect?
Manuela definitely hats, and I’d collect jewels.

5 vintage must-have items
A macramé sheath, a shearling, a Borsalino hat, a jewel, a Burberry trench coat.

What past or maybe lost habits do you feel most nostalgic about?
I miss waking up in the house where I was born, in Paestum, where my parents are still living, waking up there means having breakfast with them and then go for a walk by the sea, simple gestures, but they feel your heart. Manu: “Sunday lunch at her maternal grandmother.

Where did you get the idea for your shop in Milan?
It was the natural evolution of our work carried out over the last two years on the social media and on our website. We needed a lab and a physical place where you can interact personally with your customers, as the exchange of opinions and values in person gives added value to our work.

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Favourite corner of your shop
It’s more than just a corner, it’s a wall realized in a way that seems ancient and where we wanted two baroque mirrors. It’s evocative and warm.

What is your dream of happiness?
We want to improve our project, to be able to communicate through a real concept our passion for art, literature, design as well as for fashion.

Give us 5 things to do in Milan
Take a walk through the Corso Como’s racks and displays, Galleria Carla Sozzani worths a visit (there are always striking photo exhibits), visit Spazio Oberdan is the location for screenings and initiatives of the Fondazione Cineteca Italiana, eating Sushi at Temaquino, go dancing at the Tunnel on Saturday night for “Le Cannibale” event, take a stroll through the Indro Montanelli Public Gardens, in Porta Venezia and then visit GAM, a wonderful Gallery of Modern Art.