Anatomie du Ladencafé Marais

5 motivi per cui dovreste assolutamente visitare il Café Marais:

  1. E’ una caffetteria e un robivecchi.Questo significa che si può gustare un caffè di buona qualità insieme ad una deliziosa torta fatta in casa e che tutto ciò che vedete è in vendita.
  2. E’ una vecchia merceria degli anni Venti convertita in un café. Il risultato è sorprendente: mensole di legno piene di bottoni, nastri, passamanerie, cappelli, borse in pelle vintage e gioielli, e molti altri oggetti di antiquariato e vintage.
  3. In quelle che erano le vetrine della merceria ci sono tavoli e sedie. Ci si può quindi sedere e gaurdare fuori.
  4. Il Süddeutsche Zeitung ha scritto:Das “Café” Marais in der Parkstraße ist fast zu schön, um wahr zu sein”.” Il “café” Marais è quasi troppo bello per essere vero”.
  5. Chiamato come Le Marais,uno dei quartieri più antichi e alla moda di Parigi, è un piccolo e grazioso angolo di Parigi a Monaco di Baviera.

 5 Reasons why you should definitely go to the Ladencafé Marais:

  1. It is a coffehouse and a junk shop. This means that you can enjoy quality coffe with a delicious homemade cake and that everything you see is for sale.
  2. This is an old haberdashery from the 1920s converted into a café. The result is amazing: wooden shelves full of buttons, ribbons, trimmings, hats, vintage leather bags and jewelry, and many other antique and vintage finds.
  3. In the former display windows there are tables and chairs, so you can sit and look outside.
  4. The Süddeutsche Zeitung wrote about it : “Das “Café” Marais in der Parkstraße ist fast zu schön, um wahr zu sein”.”The Café Marais in Parkstraße is almost too good to be true”.
  5. Named after Le Marais, one of the oldest and most fashionable districts in Paris, it’s a charming little corner of Paris in Munich.

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IMG_20150823_115708374IMG_3393Lungo la strada per il Marais, abbiamo trovato questo fantastico negozio vintage chiamato “4uattro Mobili. Vende mobili vintage italiani degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta.

Along the way to the Marais, we found this amazing vintage shop called “4uattro Mobili“. They sell Italian vintage furniture from the 1950s, 1960s and 1970s.

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5 Books for Christmas

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1.Elsa Schiaparelli: A Biography by Meryle Secrest

Elsa Schiaparelli era una stilista di origini italiane che fondò a Parigi un’importante casa di moda. Famosa per i suoi progetti sartoriali con i surrealisti come Salvador Dalì e Jean Cocteau, era considerata la più grande antagonista di Coco Chanel.

Elsa Schiaparelli was an Italian-born fashion designer who established an important couture house in Paris. Known for her sartorial projects with Surrealists like Salvador Dali and Jean Cocteau, she was considered Coco Chanel’s greatest rival.

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Viene ricordata per il suo uso audace del colore e per aver inventato il colore rosa shocking. Il suo colore distintivo è stato utilizzato per il suo primo profumo, Shocking, lanciato nel 1937.

Nel 2012 il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art ha organizzato una mostra dal titolo Schiaparelli and Prada: Impossible Conversations.

She is remembered for her bold use of colour and she invented the shocking pink colour. Her signature colour was used for her first fragrance, Shocking, which was launched in 1937. In 2012 the Costume Institute of The Metropolitan Museum of Art organized  an exhibition entitled Schiaparelli and Prada: Impossible Conversations.

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2.How to Be Parisian Wherever You Are: Love, Style, and Bad Habits by Anne Berest, Audrey Diwan, Caroline de Maigret, and Sophie Mas.

Quattro splendide donne francesi, rivelano ciò che significa davvero essere una donna parigina: come si veste, si diverte e si comporta.

Caroline de Maigret è una modella parigina, produttrice musicale e musa di Lancôme. Sophie Mas è una produttrice cinematografica. Anne Berest è una scrittrice. Audrey Diwan è una sceneggiatrice e magazine editor.

Four gorgeous French women, reveal what it really means to be a Parisian woman: how they dress, entertain, have fun and attempt to behave themselves. Caroline de Maigret is a Parisian model, music producere and muse of Lancôme. Sophie Mas is a filmmaker. Anne Berest is a novelist. Audrey Diwan is a scriptwriter and magazine editor.

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3. A Kitchen in France: A Year of Cooking in My Farmhouse by Mimi Thorisson.

L’affascinante autrice del food blog Manger ha pubblicato il suo primo libro di cucina lo scorso ottobre, in cui racconta la storia della sua vita in Médoc, Francia, con il marito fotografo, i figli e i cani.

The charming author of the Manger food blog launched her first cookbook last October. She tells the story of her life in Médoc, France, with her photographer husband, children and dogs.

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4.Not That Kind of Girl: A Young Woman Tells You What She’s ‘Learned’ by Lena Dunham

Ha festeggiato l’uscita del suo primo libro con una serie di 12 video su YouTube in cui ha risposto alle domande dei fan. La Dunham è la creatrice di Girls, l’acclamata serie televisiva della HBO e il suo libro è una sorta di libro di autobiografia, una raccolta di racconti personali.

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She celebrated her first book by creating a series of 12 YouTube videos where she answered fans’ questions. Ms. Dunham is the creator of the acclaimed HBO series Girls and her book is a kind of memoir, a collection of personal essays.

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5.En Brogue: Love Fashion. Love Shoes. Hate Heels: A Girl’s Guide to Flat Shoes and How to Wear them with Style by Hannah Rochell .

Hannah Rochell ama le scarpe basse. Lei è fashion features editor della rivista InStyle e autrice di EnBrogue.com, un blog dedicato alla sua passione per le scarpe basse.

Hannah Rochell loves flat shoes. She is fashion features editor at InStyle magazine and author  of EnBrogue.com, a blog dedicated to stylish flat shoes.

 

Anatomie de “Le grenier de vivi”

Valentina ama i cavalli e la campagna. Dopo aver lavorato nel mondo della moda, ha lasciato tutto per realizzare il suo sogno:le grenier de vivi.

Se amate le borse che ricordano le vecchie cartelle da scuola, i tessuti retrò e apprezzate il made in Italy, non potrete non amare le grenier de vivi!

Perchè hai creato “le grenier de vivi”?
Era un piccolo sogno che ho sempre avuto,ma non sono mai riuscita a dedicarmici totalmente per via del lavoro e del tempo a disposizione e poi un anno fa ho deciso di cambiare vita, ho lasciato Moschino, mi sono trasferita in campagna, ho scelto di dedicarmi ai cavalli e al mio sogno e così è nato le grenier de vivi.

Dove possiamo acquistare le tue collezioni?
Sul sito www.legrenierdevivi.com e da Tug store a milano in via Muratori,6.

Cosa ti ha insegnato la tua esperienza professionale da Moschino?
Sicuramente la cura del dettaglio, mai lasciare nulla al caso e la leggerezza e il divertimento anche in giornate infinite.

Qual è l’evento che ti ha cambiato la vita?
Direi l’incontro con i cavalli, da lì è nato un amore che dura da tutta la vita e che mi ha “riportato”dopo diverse esperienza affrontate sulla mia vera strada.

Cosa collezioni?
Non ne ho mai fatta una…

Dove trovi i tessuti?
Ho dei fornitori con cui lavoro da anni, fin da quando ero da Moschino, con cui mi trovo benissimo e so che all’occorrenza possono farmi rovistare nei loro archivi in cui amo perdermi.

Cosa ti ispira?
Parto sempre dalla ricerca tessuti, dal tatto, le sensazioni che mi danno nel toccarli e da lì l’ispirazione a creare una storia.

Cosa ami dei cavalli?
La loro sensibilità sono degli animali pazzeschi,istintivi poco confidenti, ma quando riesci a conquistare la loro fiducia il legame che si crea è unico, è un vero e proprio rapporto di complicità. Sono animali da 6 tonnellate se decidono di fare quello che vogliono non puoi niente contro di loro e pensare che, solo con le sensazioni e i movimenti del tuo corpo, riesci a guidarli è unico è una fiducia che loro ripongono totalmente in te. Ti si affidano totalmente per questo diventa un binomio perché non sei certo tu che li comandi da sola ma è una complicità e un affidarsi quello che ti porta a montarli e, come con le persone, non è che perché sai stare in sella puoi cavalcare qualsiasi cavallo, se non c’è affiatamento te ne accorgi e diventa un lavoro meccanico che non ti porta a nulla.

Che cosa ha a che fare la moda con la natura, la campagna e i cavalli?
E’ una passione unita alla decisione di seguire la mia strada e vivere la mia vita come ho sempre voluto, è diventato tutto naturale.

5 pezzi vintage nel tuo armadio
Arrivano tutti dal guardaroba di mia madre,una giacca da sera in tessuto laminato di Valentino,un cappotto di cachemire cammello fatto da un sarto a cui lei si affidava, una gonna e un top a fiori presi in un mercatino vintage di Parigi e una giacca fucsia con spalline molto anni 80!!

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5 cose da fare a Milano
bere un bicchiere di vino alle Cantine Isola di Paolo Sarpi, provare i rigatoni al pomodoro del Vecchio Porco di Via Messina,un pomeriggio al Planetario nei giardini di Porta Venezia,farsi una passeggiata in una Milano deserta in pieno agosto e regalarsi una super coccola da Bahama Mama in via Col di Lana per una perfetta manicure insieme a un acquisto vintage proposto dalla loro selezione.

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Valentina loves horses and the countryside. After having worked in the fashion industry, she left everything behind to realize her dream: le grenier de vivi. If you like bags, reminding you of old messenger bags for school, retro fabrics and you appreciate unique pieces made in Italy, you will love le grenier de vivi!

Why did you start “le grenier de vivi”?
I always had this little dream, but I couldn’t devote myself entirely to it due to work and time constraints. Then one year ago I decided to change my life: I left Moschino and moved to the countryside; I chose to devote myself to horses and to my dream, and that’s how “le grenier de vivi” began.

Where can we buy your collections?
On my website http://www.legrenierdevivi.com or at the Tug store in Milan, Via Muratori 6.

What did your previous job at Moschino teach you?
Definitely an attention to detail, never leave anything to chance, and to bring a sense of lightness and fun even to days that never seem to end.

What event changed your life?
I would say when I first set eyes on horses. This sparked a lifelong love which has always brought me back to my true path even after several different experiences.

What do you collect?
I’ve never really collected anything.

Where do you find your fabrics?
I’ve been working with my suppliers for years, ever since I worked at Moschino. I have a very good relationship with them and I know that if I need to they’ll let me rummage through their archives where I love getting lost.

Where do you get your inspiration?
I always start by looking at the fabrics and their feel: the feelings I get when I touch them and this inspires me to create a story.

What do you love about horses?
Their sensitivity, they are wild, instinctive and shy animals, but when you gain their trust you will establish a special bond with them, a really close relationship. They weigh over 6 tonnes and if they decide to do what they want you can’t do anything about it, the only way you can lead them is with the feelings and movements of your body: it’s a unique trust they place in you. They completely rely on you and this becomes a kind of symbiosis because you’re not sure whether you alone are in control of them. It’s more of a complicity and trust which brings you to ride them and, as with people, just because you are able to sit on a saddle it doesn’t mean that you can ride any horse. You will soon realise if you’re lacking an understanding and it will become mechanical work that will bring you nothing.

What does fashion have in common with nature, the countryside and horses?
It’s a passion of mine that I have combined with my decision to follow my own path and live my life as I always wanted – It has become quite natural.

Tell us about 5 vintage pieces in your wardrobe.
They all come from my mother’s wardrobe: a Valentino’s evening jacket in laminated fabric, a camel cashmere coat made by her tailor, a skirt and a top with flowers bought in a flea market in Paris, as well as a fuchsia jacket with shoulder pads straight out of the 80s!!

Give us 5 things to do in Milan
Drink a glass of wine at Cantine Isola in Via Paolo Sarpi, try the rigatoni in tomato sauce at Vecchio Porco in Via Messina, spend an afternoon at the Planetarium located in the gardens of Porta Venezia, take a stroll through deserted Milan in mid-August or treat yourself to a real pampering at Bahanma Mama in Via Col di Lana for the perfect manicure, where you can also buy something vintage from their selection.

Paris is always a good idea

Lei è Chiara Manfrinato. Nata e cresciuta a Palermo, vive a Parigi dove, tra le altre cose, collabora con il CNL, valuta romanzi per editori italiani e francesi e traduce narrativa contemporanea. Gli autori ai quali ha prestato la voce con maggiore piacere sono i francesi Marc Dugain e Antoine Audouard e la belga Jacqueline Harpman. Nel 2008, ha curato l’antologia “Il mestiere di riflettere. Storie di traduttori e traduzioni”.

She is Chiara Manfrinato. She was born and raised in Palermo, but now lives in Paris where, among other things, she works with the CNL. She also assesses novels for Italian and French publishers and translates contemporary fiction. She has thoroughly enjoyed translating for the French authors, Marc Dugain and Antoine Audouard, as well as the Belgian author, Jacqueline Harpman. In 2008, she edited the anthology “Il mestiere di riflettere. Storie di traduttori e traduzioni”.

– 5 cose che hai imparato dalla tua esperienza come curatrice del libro “Il mestiere di riflettere”

Ho imparato tante cose, lavorando al “Mestiere di riflettere”. Cose belle ma anche cose meno belle. Ho imparato, per esempio, che i lettori sono curiosi, interessati, vogliono sapere e capire cosa succede quando si traduce un libro. Abbiamo fatto diverse presentazioni-incontri, dopo l’uscita del libro, in varie città d’Italia, nelle fiere, alle Giornate della Traduzione di Urbino. E abbiamo sempre trovato un pubblico partecipe e stimolante, oltre che eterogeneo, perché ovviamente era composto anche da traduttori o da aspiranti tali, ma soprattutto da “lettori comuni”. Ho imparato anche, o almeno ne ho avuto la conferma, che non esiste un solo modo di tradurre, e le storie contenute nella raccolta lo dimostrano: ciascuno ha un approccio diverso ed è proprio quell’approccio, declinato nella strategia traduttoria che decide di attuare, nelle scelte che caso per caso si prendono, e via discorrendo, che distingue un traduttore dall’altro. E al di là di tutti i discorsi sull’invisibilità, ciascuno di noi mette necessariamente un po’ di sé (personalità, sensibilità, vissuto) in quello che traduce. “Il mestiere di riflettere” è stata anche una splendida esperienza umana, perché mi ha permesso di allacciare o rinsaldare legami con tanti ottimi colleghi che poi sono diventati anche carissimi amici.

– What 5 things have you learned from your experience as editor of the book “Il mestiere di riflettere”?

I learned a lot while working on the book “Il mestiere di riflettere”, some fantastic things but also some not so fantastic things. For example, I learned that readers are curious and passionate; they want to know and understand what happens when you translate a book. Following the release of the book, there were several launches and meetings in various Italian cities, at fairs, and during the Literary Translation Days in Urbino. We always found the audience to be involved and stimulating, a real mixed group, because it naturally also included translators or aspiring translators but in particular “ordinary readers”. I also learned, or at least I had my suspicion confirmed, that there is not just one way to translate, and the stories in the collection prove this: every translator has a different approach and it is precisely that approach, adopted in the strategy that the translator decides to use, in the choices made on a case by case basis and so on, which distinguishes one translator from another. Beyond all the talk of invisibility, we all cannot help but include a little part of ourselves (personality, perception, experience, etc) in what we translate. “Il mestiere di riflettere” was also a wonderful personal experience, because it allowed me to build or strengthen bonds with so many wonderful colleagues who later became very dear friends too.

– Cosa ti entusiasma di più della traduzione?

Mi diverte molto il mimetismo richiesto dalla traduzione letteraria. Una cosa che bisogna imparare a fare, il più velocemente possibile, è calarsi nei panni dell’autore e del personaggio di turno, non solo per trovare la famosa “voce” quanto per compiere, anche solo istintivamente, delle scelte coerenti e credibili, idealmente dalla prima all’ultima pagine. Ma allo stesso tempo, bisogna sempre tenere a bada l’ego, non sovrapporsi, non imporsi. In fase di revisione, quando mi confronto con altri occhi e altre orecchie, mi capita spesso di dire, di fronte a certe osservazioni o proposte di modifiche: “Ma Tizio non userebbe mai questa parola o questa espressione se parlasse italiano”. E mi entusiasma lavorare gomito a gomito con i bravi revisori, e mi è capitato di incrociarne, perché è lì che, tante volte, grazie a uno sguardo nuovo, fresco, e probabilmente più distaccato, si sciolgono nodi e si vedono cose che, fino a quel momento, erano rimaste in ombra.

– What excites you most about translating?

I really enjoy the mimicry required by literary translation. One thing that we must learn to do, as quickly as possible, is to step into the shoes of the author and the character at that moment, not only to find the famous “voice” but also to make, if only by instinct, consistent and credible choices, ideally from the first page to the last. But at the sametime, we must always restrain our ego, avoid intruding and imposing ourselves. During the review process, whenI had to deal with other people’s interpretations,I would often say, in regard to certain comments or proposals for changes, “But Tizio would have never used this word or this expression if he had spoken Italian.” I find it exciting to workside by side with good proof-readers, and there were times when we disagreed but this is when, thanks to a new, fresh, and probably more detached point of view, that we can unravel knots and see things that had remained in the shadows until that moment.

– Hai qualche consiglio per aspiranti traduttori letterari?

Smettete finché siete in tempo. Io stessa ho smesso, o quasi, nel senso che da qualche anno a questa parte, traduco pochissimo, solo se la proposta arriva da un buon editore, se il libro mi piace, se la tariffa è per lo meno onesta… Vivere di traduzione letteraria, oggi, in Italia, è difficilissimo anche per i traduttori affermati. Ma a un aspirante traduttore letterario che fosse così testardo da voler intraprendere comunque questa strada impervia, consiglierei soprattutto di leggere: leggere tanto dalla lingua dalla quale traduce, leggere tanto in lingua italiana, e leggere tante traduzioni. La lettura affina la sensibilità letteraria, una qualità fondamentale, forse la più importante per chi voglia fare questo mestiere. E consiglierei anche di imparare a dire di no: non soltanto alle proposte indecenti, che spesso arrivano, e non solo agli aspiranti traduttori, ma anche ai libri con i quali non ci si sente in sintonia, per le ragioni più disparate che vanno dallo stile, all’argomento, alle ambientazioni. Non tradurre è meglio che tradurre male o in modo sciatto. È meglio per il traduttore, che si eviterà le figuracce, ed è meglio per i lettori.

– Do you have any advice for aspiring literary translators?

Stop now, while there’s still time. I myself have stopped, or nearly so, in the sense that for some years now I have translated very little; I only accept if an offer comes in from a good editor, if I like the book, or if the rate is at least fair. Nowadays, making a living from literary translation in Italy is very hard even for established translators. But if any aspiring literary translators are so stubborn as to want to embark on this difficult road, then I would advise them  to read above all else: read a lot in the source language, read a lot in Italian, and read a lot of translations. Reading sharpens your literary acumen, which is a fundamental quality, perhaps the most important for those who want to do this job. I would also recommend learning to say no, not only to the indecent offers which often come in, and not just for aspiring translators, but also say no if you are not in tune with the book, whatever the reason, be it style, subject, or setting. It is better not to translate than to do it poorly or carelessly. This is better for the translator, who will avoid looking like a fool, and it will be better for the readers as well.

– Un libro che ti ha cambiato la vita

Non credo ci sia un libro che mi ha cambiato la vita. Diventare una lettrice, quello, forse, mi ha cambiato la vita. Indubbiamente imbattermi in certi autori mi ha un po’ cambiata come persona. Se devo fare un nome, direi Bret Easton Ellis. Ma non saprei scegliere un titolo. Metto sullo stesso piano i suoi sei romanzi, che rileggo spesso. Tra l’altro, è stato leggendo per la prima volta American Psycho che mi si è imposta la consapevolezza della traduzione. Mi ero innamorata di quel romanzo, ma sentivo che c’era qualcosa di stonato nella versione che stavo leggendo. Anni dopo, infatti, il libro è uscito per Einaudi, in una diversa, e decisamente migliore, traduzione. E poi c’è un libro che ho tradotto, uno dei primi peraltro, che ha avuto un impatto sulla mia vita personale. All’epoca, ero in contatto con l’autore, che ho consultato riguardo a una serie di punti che per me erano ambigui, e non volevo correre rischi, interpretare male. Io e quell’autore abbiamo continuato a scriverci regolarmente negli anni: lui mi aggiornava su quello che scriveva e pubblicava, io su quello che traducevo, e poi ci scambiavamo consigli di lettura. Da quando vivo a Parigi, è uno dei miei migliori amici, e se sono rimasta in questa città, dove ero arrivata con l’intenzione di restare due o tre mesi al massimo, è stato anche grazie a lui che, all’epoca, mi ha aiutata molto in tutta una serie di aspetti pratici e burocratici. Ogni tanto, davanti a un bicchiere di vino, ci facciamo due risate pensando a cosa succederebbe se mi ritrovassi, oggi, a dover tradurre uno dei suoi romanzi.

 – A book that changed your life

 I don’t think there’s one book that has changed my life. Perhaps becoming a reader changed my life. Undoubtedly running into some authors has changed me slightly as a person. If I have to give one name, I would say Bret Easton Ellis. But I could not choose a title. I put his six novels on a par, and I often re-read them. Besides, when I first read “American Psycho” I was vividly aware of the translation. I was in love with that novel, but I felt something wasn’t quite right with the version I was reading. Years later, in fact, the book was published by Einaudi, with a different and decidedly better translation. And then there’s a book that I translated, one of my first ones, which has had an impact on my personal life. At the time, I was in contact with the author, I consulted him about a number of points that were ambiguous to me, and I did not want to take any risks, or to misinterpret them. That author and I have continued to write to each other regularly over the years: he updated me on what he was writing and publishing and I let him know  what I was translating, and then we exchanged reading recommendations. Since I’ve been living in Paris, he has been one of my best friends. It’s thanks to him that I stayed in this city, as I had only planned to stay for two or three months at most, but he really helped me with a number of practical and bureaucratic issues when I arrived. Every now and then, we have a laugh over a glass of wine, thinking about what would happen if once again I had to translate one of his novels.

– Quali sono i vantaggi di vivere a Parigi?

Di vantaggi pratici, non ce ne sono molti, specie in un’ottica professionale. All’inizio pensavo che sarebbe stato più facile fare scouting, per esempio, ma i fatti mi hanno dato torto. I diritti dei libri “importanti” si trattano molto prima che i libri vengano pubblicati, anche se qui in Francia meno che negli USA. E si pubblica poca narrativa francese, in Italia. È veramente difficile convincere gli editori a puntare su esordienti o autori emergenti che non abbiano già “conquistato” Parigi. Vivendo qui, però, ho avuto modo di fare esperienze in ambito editoriale che non avrei fatto se fossi rimasta in Italia: leggere per alcuni editori francesi, collaborare con il Centre National du Livre. I vantaggi, se così vogliamo chiamarli, dal punto di vista personale, non saprei… vivo in una città che mi piace, dove faccio cose che mi piace fare, credo sia tutto.

– What are the advantages of living in Paris?

There are not many practical advantages, especially from a professional point of view. For example, at first I thought it would be easier to drum up new business but I was proven wrong. The rights to “important” books are negotiated long before the books are published, although less so here in France than in the US. And hardly any French fiction is published in Italy. It’s really hard to convince publishers to focus on newcomers or emerging authors who have not already “conquered” Paris. However, living here I’ve had the opportunity to gain experience in publishing that I would not have had if I had stayed in Italy: reading for some French publishers, working with the Centre National du Livre. The benefits, if we want to call them that, from a personal point of view, I don’t knowI live in a city that I  like, where I do things that I enjoy doing, I guess that’s all.

– Quali sono i tuoi posti preferiti a Parigi?

Sono molto legata al mio quartiere, Belleville, praticamente l’unico in cui abbia vissuto (escluse due brevissime parentesi). In particolare, amo molto il parco delle Buttes-Chaumont, dove trascorro molto tempo d’estate, e il canal Saint-Martin, lungo il quale vado a passeggiare quando ho bisogno di rilassarmi. E poi ho i miei cafés preferiti, tutti tra Belleville e il canale, frequentati per lo più da clienti abituali, da chi abita nel quartiere: ci vado spesso per leggere, se devo scrivere delle schede, per esempio.

– What are your favourite places in Paris?

 I have a strong connection with my neighbourhood, Belleville, practically the only one I have ever lived in (except for two very brief breaks). In particular, I love the Buttes-Chaumont park, where I spend a lot of my time in the summer, and the Canal Saint-Martin, where I go for walks when I need to relax. And then I have my favourite cafés, all in between Belleville and the canal, which are mostly frequented by regulars, by people who live in the neighbourhood: I often go there to read, or if I have to write any notes, for example.

– Cosa ti manca di Palermo?

Mi mancano poche cose di Palermo, se devo essere onesta. Il mare, però, mi manca moltissimo, così come il clima. E certi cibi, introvabili qui. E poi un paio di amici di vecchissima data, con i quali sono stata adolescente, se così si può dire, e che non ho mai perso di vista. A volte, specialmente quando compro un biglietto per un determinato concerto, penso sia un peccato che loro non possano venirci con me.

– What do you miss about Palermo?

 I don’t miss much about Palermo to be honest. However, I miss the sea a lot, as well as the climate. And certain foods which you just can’t get here. A couple of my oldest friends as well; we more or less grew up together and were never out of each other’s sight. Sometimes, especially when I buy a ticket for a particular concert, I think it’s a shame that they cannot come with me.

– Cosa ti sorprende di più?

Sono una persona tendenzialmente blasée, come direbbero qui. Che sia in positivo o in negativo, sono pochissime le cose che mi sorprendono.

 – What surprises you the most?

I’m generally quite “blasé”, as they would say here. Regardless of whether it is negative or positive very few things surprise me.

– Cosa fai quando non traduci?

Da quando abito a Parigi, ho una vita lavorativa parallela. Non vivo di traduzione, tutt’altro. Lavoro nel campo del web, come community e project manager. Ma al momento lo faccio da freelance, quindi ho anche molto tempo libero che passo, essenzialmente, leggendo oppure chiusa dentro a un cinema. E vado ai concerti e all’opera.

– What do you do when you’re not translating?

Since I’ve been living in Paris, I have a dual working life. I don’t make a living purely from translation, far from it.I work on the Web as a community and project manager. But at the moment I freelance, so I also have much free time that I essentially spend reading or locked up in a cinema. I also go to concerts and to the opera.

– Qual è il tuo prossimo progetto di traduzione?

Nessuno, ora come ora. Ho da poco finito di tradurre un romanzo bellissimo che sta per uscire, e qualche giorno fa ho rifiutato una proposta indecente, per via della tariffa. Ho segnalato a un editore con cui sono in ottimi rapporti, il romanzo di un autore belga che mi piace molto, chissà che non convinca l’editor a comprare i diritti, anche se non è facile… Ma come ti dicevo prima, da qualche anno in qua traduco molto poco. E non è detto che nel mio futuro ci sarà un prossimo progetto di traduzione.

– What is your next translation project?

Nothing right now. I’ve just finished translating a beautiful novel that is coming out, and a few days ago I refused an indecent offer because of the rate. I’ve told one of the publishers I know well about a novel by a Belgian author which I really like, maybe I will convince the editor to buy the rights, even though that’s not easy … But as I said before, for quite a few years now I’ve translated very little. Nor am I sure that there will be another translation project in my future.

Qualche link:

Some links:
http://www.facebook.com/l/VAQGTzvdNAQH0irVNaw3gXDS7qOqms5nrNiXdanDOjgJ0-w/leparole.terre.it/articoli/categoria/0/post/113/lestasi-di-orlanda
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http://www.facebook.com/l/pAQEx07svAQFedBnfejKECFk6yNlyr4XiwoXizCRhaDvRKA/unatraduttrice.wordpress.com/2010/03/24/beware-what-you-dream-for/

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