Anatomie de la semaine

I dolci fichi di settembre

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Questi fantastici occhiali da sole vintage di Jean Paul Gaultier che potete acquistare qui.

These fabulous vintage Jean Paul Gaultier sunglasses. You can buy them here.

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Il cielo terso, il verde delle colline e l’aria buona.

Green hills, clear blue skies and fresh air.

I minuscoli paesini marchigiani come Elcito, abitati da poche api operose e immersi in una pace totale.

Tiny villages in Le Marche as Elcito, inhabited by a few busy bees and immersed in peace.

Tutti ti salutano sorridenti e carichi di cestini di more e  funghi.

In quei momenti mi sento profondamente felice perchè so che non serve null’altro nella vita.

Everyone here greets you with a smile and is loaded down with baskets of wild mushrooms and blackberries.

In those moments I feel deeply happy because I realize that I don’t really need anything else.

Il mondo di Fulana Beltrana Sicrana

Benedetta Maxia è una ragazza italiana piena di talento che vive a Lisbona.

E’ una traduttrice, danzatrice e dalle sue mani nascono le stupende creazioni di Fulana Beltrana Sicrana.

Benedetta è una di quelle giovani donne che incarna alla perfezione il multitasking femminile e io la trovo irresistibile!

“L’idea di FULANA BELTRANA SICRANA è nata nella primavera del 2011 e il nome è la versione femminile dell’espressione portoghese “Fulano, Beltrano e Sicranoe il suo equivalente in altre lingue sarebbe “Tizia, Caia e Sempronia“, Jane, Jill and Mary”,” Pierrette, Paulette et Jacqueline “,” Fulana, Zultana y Mengana“,” Jasia, Julka i Marysia “,” Λόλα, Φαίη και Μιμή (Lola, Fay e Mimi) “Diversamente dall‘uso comune dell’espressione, le bambole sono facilmente riconoscibili Fulanas e Fulanos hanno i capelli scuri, Beltranas e Beltranos hanno i capelli rossi e Sicranas e Sicranos hanno i capelli castani e ognuno ha una personalità unica e speciale”.
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Sei danzatrice, traduttrice e creatrice di Fulana Beltrana Sicrana. Come coesistono in te questi tre mondi?

Da freelancer, sono sempre stata abituata all’idea di progetto, scadenza, ricerca, idee, disciplina, multi-tasking… e diciamo che sono questi gli aspetti che hanno in comune queste tre attività, ovviamente con le dovute sfumature. Da un punto di vista pratico, svolgendo varie professioni, si è aggiunta un’altra parola importante alla lista, “priorità”. E non mi riferisco ad una piccola traduzione, a poche ore di prove o alla creazione di un prodotto, perchè ciò avviene molto spesso, ma mi riferisco soprattutto alla realizzazione contemporanea di progetti molto impegnativi, come affrontare le prove per un nuovo spettacolo, una traduzione molto complessa o creare una collezione o uno stock di prodotti. Ognuno di questi momenti richiede molte ore di lavoro e di concentrazione, e quindi ciò mi obbliga a dover dare priorità al lavoro più urgente e, di conseguenza, a dover, spesso, rinunciare agli altri. Diciamo, comunque, che in generale riesco sempre a gestire il tutto, ovviamente spesso grazie alle nottate e ai fine settimana che, come ben sai, fanno parte dell’agenda di un lavoratore indipendente.

Fulana Beltrana Sicrana nasce da un taccuino nella primavera 2011. Cos’è diventato oggi?

In quel taccuino c’era un’ idea, un progetto che pian piano ha preso forma e che ora, grazie a tutti coloro che ci hanno creduto e che ci stanno credendo come me, è non solo una marca registrata, ma anche e soprattutto ciò che più desideravo, ovvero qualcosa di speciale che le persone vogliono avere o regalare. ‘Fulana Beltrana Sicrana’ è in vendita, oltre che in Portogallo, paese in cui vivo e lavoro, anche in Germania, Olanda, Australia, Giappone, Canada e Nuova Zelanda e si trova in molte case in Europa e in varie parti del mondo.

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Dove trovi ispirazione per le tue creazioni?

Da un punto di vista di stile, una grande ispirazione é sempre stata la musica e la moda degli anni ’60 e’70 e, di conseguenza, anche tutte le nuove tendenze che si rifanno a questi anni.

Ora come ora, mi ispiro molto anche ai personaggi di film e a stili di vita che ammiro e con i quali mi identifico, come le Pussy Riot, il Capitano Zissou, ispirato al protagonista del film di Wes Anderson ‘Le Avventure acquatiche di Steve Zissou’ e la collezione ‘Backpackers’, dalla quale nasceranno in breve altre collezioni dello stesso genere.

Da un punto di vista di materiali, il mio obbiettivo è sempre stato quello di riutilizzare e dare nuova vita a tessuti riciclati o vintage che, da anni ormai, colleziono e che appartenevo alle mie nonne, bisnonne e alle mie zie e ora anche alle nonne e alle zie di amici e di persone che danno valore e che credono in questa filosofia di vita .

Quindi, quando creo le mie collezioni o bambole personalizzate sono spesso anche i tessuti e i materiali disponibili a servire d’ispirazione.

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 Come sei diventata traduttrice e con quali lingue lavori?

Diciamo che la traduzione è sempre stata, indirettamente, presente come sopravvivenza e poi è diventata, per scelta, una professione.

Ho sempre avuto la fortuna di viaggiare e sin dal liceo ho scelto di specializzarmi in lingue. Nel 2001 mi sono trasferita in Olanda per frequentare l’accademia di danza di Rotterdam e nel 2003 mi sono trasferita in Portogallo, a Lisbona, dove ho potuto finire l’università e dove mi sono specializzata in traduzione.

Lavoro con l’italiano, il portoghese e l’inglese e le mie aree di specializzazione sono l’Architettura, il Design e le Arti dello Spettacolo.

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Pussy Riot fabric dolls

Esiste un legame tra la creatività e il mondo della traduzione?

Senza dubbio. Saper interpretare e trasmettere un messaggio o un significato sia in un’altra lingua sia attraverso l’oggetto realizzato.

5 cose da fare a Lisbona

A parte tutto quello che normalmente si trova nelle guide, e i mille altri posti che vale la pena visitare, posso suggerire un itinerario alternativo, che faccio sempre quando qualcuno mi viene a trovare: pranzo ‘almoço’ alla ‘A Palmeira’, nella ‘baixa’, visitare la chiesa di ‘São Domingos’, vicino al Rossio e, perchè no, bere una ‘ginjinha’, visitare la ‘Casa do Alentejo’ e l’‘Ateneu’, proseguire verso l’‘elevador da Lavra’, prenderlo oppure salire a piedi fino al ‘Jardim do Torel’.

 Il tuo sogno di felicità

Sicuramente, in ambito professionale, il mio obbiettivo è di riuscire a portare avanti e di far crescere i miei progetti senza dover abdicare a ciò in cui credo.

Potete trovare Benedetta e le sue creazioni qui:

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Benedetta Maxia is a talented Italian girl who lives in Lisbon. She is a translator, a professional contemporary dancer and with her gifted hands a she creates the stunning Fulana Beltrana Sicrana art dolls. Benedetta is one of those young women who perfectly embodies the female multitasking and I find her simply irresistible!

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“The idea of FULANA BELTRANA SICRANA started in the spring of 2011 and the name is the feminine version of the Portuguese expression “Fulano, Beltrano e Sicrano” and its equivalent in others languages would be “Tizia, Caia e Sempronia”, “Jane, Jill and Mary”, “Pierrette, Paulette et Jacqueline”, “Fulana, Zultana y Mengana”, “Jasia, Julka i Marysia”, “Λόλα, Φαίη και Μιμή (Lola, Fay and Mimi)”…Unlike the common use of the expression, the dolls are easily recognizable – Fulanas and Fulanos have dark hair, Beltranas and Beltranos have red hair and Sicranas and Sicranos have brown hair and each one has a unique and special personality”.

You are a contemporary dancer, a translator and the creator of Fulana Beltrana Sicrana. How do these three worlds coexist for you?

As a freelancer, I’ve always been used to the idea of the project: deadlines, research, ideas, discipline, multi-tasking, etc, and I can say that this is what these three activities have in common, but of course with the proper nuances. From a practical point of view, when carrying out various professions, it is important to add another word to the list: “priority”. And I’m not referring to a small translation, a few hours practice or the creation of a product, because this happens very often, but I am referring in particular to carrying out challenging projects simultaneously; how to deal with practice for a new show, a very complex translation or create a collection or a stock of products. Each of these jobs requires many hours of work and concentration, and it therefore forces me to prioritize the most urgent work and, consequently, I often have to turn down others. Let’s say, however, that in general I can always manage it all, of course, often due to late nights and weekends which, as you well know, are part of the life of a freelancer.

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Fulana Beltrana Sicrana was created from a notebook in the spring of 2011. What has it become today?

In that notebook there was an idea, a project that slowly took shape and now, thanks to all those who have believed and still believe in it as I do, it is not only a registered trade mark, but also what I wanted most, which is something special that people want to have or give as gifts. ‘Fulana Beltrana Sicrana’ is on sale in Portugal, the country where I live and work, but also in Germany, the Netherlands, Australia, Japan, Canada and New Zealand and they can be found in many homes in Europe and around the world.

Where do you find inspiration for your creations?

From a style point of view, music and fashion from the 60s and 70s have always been a great source of inspiration and, consequently, all the new trends are based on these years. Right now, I’m also very inspired by the characters of the films and lifestyles I admire and with whom I identify, such as Pussy Riot, Captain Zissou (inspired by the main character of Wes Anderson’s ‘The Life Aquatic with Steve Zissou’) and the ‘Backpackers’ collection, which will soon give rise to other similar collections. From a material point of view, my goal has always been to reuse and give new life to vintage or recycled fabrics, which I’ve been collecting for years now and used to belong to my grandmothers, great-grandmothers and aunts but now also from grandmothers and aunts of friends and other people who value and believe in this philosophy. So, when I create my collections or custom dolls, it is often the fabrics and materials available which serve as inspiration.

How did you become a translator and which languages do you work in?

Let’s say that translation has always been, indirectly, a means of survival and this later became, by choice, a profession. I’ve always been lucky enough to travel and since high school I’ve chosen to specialize in languages. In 2001, I moved to the Netherlands to attend the dance academy in Rotterdam and in 2003 I moved to Portugal, to Lisbon, where I was able to finish the university and where I specialized in translation.

My working languages are Italian, Portuguese and English, and my areas of expertise are architecture, design and the performing arts.

Is there a link between creativity and the world of translation?

No doubt. Knowing how to interpret and convey a message or a meaning, either in another language or through a created object.

Give us 5 things to do in Lisbon

Aside from everything you normally find in guidebooks, and the thousands of other places worth visiting, I can suggest an alternative itinerary, which I always do when someone comes to visit me: an ‘almoço’ lunch at ‘A Palmeira’ in the ‘baixa’, then visit the ‘São Domingos’ church near to Rossio, and maybe drink a ‘ginjinha’, then go to ‘Casa do Alentejo’ and the ‘Ateneu’, before continuing on to the ‘elevador da Lavra’, which you can take or just walk up to the ‘Jardim do Torel’.

What is your dream of happiness?

In the professional world, my goal is definitely to be able to pursue and develop my projects without having to sacrifice anything I believe in.

You can find Benedetta and her creations here:

Anatomy of Halcyon Fair

Maura Marziano is the charming owner of Halcyon Fair.
I found her vintage shop via Facebook and instantely fell in love with her beautiful clothes and amazing jewelry!
If you love vintage fashion as I do, you can’t miss Halcyon Fair.

Photo Credits: Halcyon Fair
Photo Credits: Halcyon Fair

 

How was the idea behind Halcyon Fair born?
I’ve always been fascinated with the idea of a time when things were better, even when we know every era had its problems. Halcyon days are painted in one’s mind with a more colorful brush than reality, nostalgia kindles memories of the best of times and lets the worst of times fade. For me, dressing oneself is a daily opportunity one can take to express how they wish their lives to be, and that affects how our lives are lived and remembered.

I had a recurring dream as a child where I went to the local fair on my plastic tricycle (I was very young), and it glistened with string lights, an old hand carved merry-go-round, pastel colored candies and sweets, and lovely, caring people befriending me. The dream was so real, and it continues to evolve in my mind with each retelling, truly embodying the idea of a better time that existed in the past and not at all. That’s where the name Halcyon Fair comes from.

Photo Credits: Halcyon Fair
Photo Credits: Halcyon Fair

How did you first get interested in vintage fashion?
I love high quality things that aren’t mass produced. So it just makes sense in today’s world of disposable fast fashion. I couldn’t tell you how the interest began, but I can tell you that it was always there and has just blossomed in the last year and a half or so.

Photo Credits: Halcyon Fair
Photo Credits: Halcyon Fair

What do you look for when you go to flea markets?
Whatever catches my eye in terms of quality or design. I have no rules and try to keep an open mind. I am usually drawn to art deco and midcentury styles, so you could say I like structure and geometric shapes as well as sleek design. I can’t tell you my shopping methods. They’re secret!

What do you collect?
I wouldn’t say I collect them, because one can only have so many lamps in a house. But every time I go vintage hunting, I find a lamp or light fixture to fall in love with!

Photo Credits: Halcyon Fair
Photo Credits: Halcyon Fair

How would you describe your personal style?
I’m not sure. It varies all the time, so perhaps I would call it eclectic? Although that word makes me think of someone that’s into new age music and gardening, which I am not. And believe it or not, I consign clothes often, so my personal wardrobe is fairly limited. I would say my style is mostly classic, sometimes retro, almost never boho.

Photo Credits: Halcyon Fair
Photo Credits: Halcyon Fair

 5 must-have items in every woman’s closet
I don’t believe in must-have items. Buy what you love and wear it all!

Photo Credits: Halcyon Fair
Photo Credits: Halcyon Fair

Your favourite old movie
That’s a hard one! Probably Philadelphia Story. Cary Grant was brilliant. Katharine Hepburn is one of my idols.

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 What inspires you the most?
I love vintage travel posters from the golden age of travel. There is a whole world of dressing that could revolve around the feelings they evoke.

Your dream of happiness
Traveling the world, meeting interesting people, doing interesting work, and looking fabulous doing it.

Where do you see yourself in five years?
I’d love to be based in New York, traveling the world, meeting interesting people, doing interesting work, and looking fabulous doing it. But I can look quite haggard when I travel and work alot, not to mention over a NYC winter!

Photo Credits: Halcyon Fair
Photo Credits: Halcyon Fair
Photo Credits : Halcyon Fair
Photo Credits : Halcyon Fair

 

Maura Marziano è l’affascinante proprietaria di Halcyon Fair.
Ho scoperto il suo negozio vintage su Facebook e mi sono immediatamente innamorata dei suoi bei vestiti e meravigliosi gioielli!
Se anche voi amate la moda vintage come me, non potete perdervi Halcyon Fair.

Photo Credits: Halcyon Fair
Photo Credits: Halcyon Fair

Com’è nata l’idea di Halcyon Fair?
Sono sempre stata affascinata dall’idea di un tempo in cui le cose andavano meglio , anche se sappiamo che ogni epoca ha avuto i suoi problemi. I giorni felici sono dipinti nella nostra mente con un pennello più colorato della realtà, la nostalgia accende ricordi di tempi migliori e lascia il peggio di ogni epoca svanire . Per me vestirsi è un’opportunità quotidiana che abbiamo per esprimere come vorremmo fosse la nostra vita, e ciò influisce sul nostro modo di vivere e su come verremo ricordati.

Da bambina facevo un sogno ricorrente in cui andavo alla fiera locale sul mio triciclo di plastica (ero molto piccola), tutto luccicava con file di luci, una vecchia giostra scolpita a mano, caramelle e dolciumi color pastello, e c’erano persone squisite, premurose e amichevoli con me.  Il sogno era così reale, e continua ad evolversi nella mia mente ogni volta che lo racconto.  Incarna l’idea di un tempo migliore che esisteva nel passato, ma che in realtà non era per niente così. Ecco da dove viene il nome Halcyon Fair (la fiera dei giorni felici).

Com’è iniziato il tuo interesse per la moda vintage?
Amo le cose di qualità che non vengono prodotte in serie. .E questo ha un senso nel mondo odierno, caratterizzato dalla moda usa e getta. Non so dire come sia iniziato il mio interesse, ma posso dirti che era sempre lì e si è manifestato nel corso dell’ultimo anno e mezzo o giù di lì.

 

Photo Credits: Halcyon Fair
Photo Credits: Halcyon Fair

Cosa cerchi quando vai ai mercatini?

Qualsiasi cosa attiri la mia attenzione in termini di qualità e di design. Non ho regole e cerco di mantenere una mente aperta. Di solito sono attratta dagli stili art deco e mid-century, perciò si può dire che mi piacciono le strutture, le forme geometriche e il design elegante. Non posso svelarvi i miei metodi di acquisto. Sono un segreto!

Cosa collezioni?
Non direi che le colleziono, perché si possono avere tante lampade in casa. Ma ogni volta che vado a caccia di vintage, trovo sempre una lampada o un apparecchio di illuminazione di cui innamorami!

Come descriveresti il tuo stile personale?
Non ne sono sicura. Cambia continuamente, quindi forse dovrei definirlo eclettico? Anche se questa parola mi fa pensare a qualcuno appassionato di musica new age e giardinaggio, cosa che io non sono. E che ci crediate o no, spedisco spesso vestiti, quindi il mio guardaroba personale è piuttosto limitato. Direi che il mio stile è prevalentemente classico, a volte retrò, quasi mai boho.

5 articoli che non possono mancare nel guardaroba di ogni donna
Io non credo nei pezzi must-have. Acquistate ciò che vi piace e indossate tutto!

Vecchio film preferito
Domanda difficile! Forse Scandalo a Filadelfia. Cary Grant era strepitoso e Katharine Hepburn è una dei miei idoli.

 Cosa ti ispira di più?
Amo i poster dell’età dell’oro dei viaggi. C’è tutto un mondo del vestire che potrebbe ruotare intorno alle sensazioni che evocano.

Il tuo sogno di felicità
Viaggiare per il mondo, incontrare persone interessanti, fare un lavoro interessante, e farlo avendo un aspetto favoloso.

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Dove ti vedi tra cinque anni?
Mi piacerebbe vivere a New York, girare il mondo, incontrare persone stimolanti, avere un lavoro interessante, ed essere tremendamente favolosa nel fare tutto questo. Ma quando viaggio e lavoro molto posso avere un aspetto abbastanza disfatto, per non parlare dell’inverno a New York!

Dinosaur Silhouette Easter Eggs

Pasqua si sta avvicinando e volevo decorare le uova con qualcosa “da maschio” per il mio ometto.

Easter Sunday is approaching fast and I wanted to decorate Easter eggs with something “boyish” for my little man.

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Ho usato le sagome di dinosauri.

I used dinosaur silhouettes.

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Stamattina ho raccolto questi meravigliosi fiori spontanei.

This morning I collected these amazing spontaneous flowers.

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Anatomie de la semaine

Tradurre tardi la notte nel silenzio più assoluto

Translating in complete silence late at night

 

I fiori di camomilla

Chamomile flowers

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Il bellissimo post di Holly Becker- decor8 sulla maternità

The amazing blog post on maternity written by Holly Becker from decor8

 

La mia torta di pere e cioccolato

My pear and chocolate cake

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La pomata alla cera d’api di mia nonna

Quando io e i miei cugini eravamo piccoli, il bagno di mia nonna fungeva anche da infermeria.

Nell’armadietto del bagno, fra le mille cose, c’erano tanti piccoli barattolini della fantastica pomata di mia nonna.

Quella pomata veniva usata praticamente da tutti per le sue svariate proprietà curative.

Dopo tanti anni ho fatto quella stessa pomata alla cera d’api.

Vorrei che questa pomata fatta in casa diventasse un mio nuovo rituale stagionale.

Penso che ognuno di noi abbia il compito di tramandare le proprie tradizioni familiari e la propria storia.

Voi che ne pensate?

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When my cousins ​​and I were little, my grandmother’s bathroom also served as an infirmary.

In the bathroom cabinet, among thousands of items, there were many small jars with my grandmother’s wonderful ointment.

That ointment was used by almost everyone for its multiple healing qualities.

After so many years I made the same beeswax ointment .

I would like this homemade ointment to become my new seasonal ritual.

I think everyone of us has the responsibility of preserving our own family traditions and history.

What do you think about this?

Anatomia di un archivio gotico

Lei è la favolosa Fabiola di archivioGotico.

E’ una traduttrice, una paper-sniffer, un’amante del vintage e io mi sono innamorata del suo negozio su Etsy.

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Qual è la tua storia?
Sono nata in Inghilterra da genitori italiani. Dell’Inghilterra mi ricordo il sole che d’inverno tramontava alle 3 del pomeriggio e le giornate mutevoli, la vecchia scuola e una certa inquietudine. E la pioggia, ovviamente. La mia famiglia si è trasferita in Italia, in provincia di Modena, anni dopo. È stato difficile e penso che il trasferimento abbia influito sul mio carattere. Mi ha reso un po’ strana e con un certo gusto per i ricordi, il passato e tutto ciò che sa di struggente! Di italiano sapevo poco o nulla e ho imparato le base leggendo i fumetti di Topolino. Vivo ancora in provincia di Modena e tutte le caratteristiche mi sono rimaste.

Quando hai iniziato a lavorare come traduttrice tecnica?
Ho iniziato per caso. Ho lasciato l’università e non trovavo lavoro. Facendo un corso gratuito per fare il contabile (!), mi è stato vivamente consigliato di lasciare perdere e di rivolgermi a uno studio di traduzioni. L’ho fatto. Ero senza esperienza ma volenterosa di imparare e non avevo grandi aspettative economiche. Combinazione micidiale per un datore di lavoro! Ormai faccio questo mestiere da oltre 20 anni. Mi piace il settore meccanico, gli ingranaggi e gli impianti automatizzati con le loro fotocellule che autorizzano o negano. Sembra vuoto e privo di fascino e invece non è così.

In che modo il vintage si ricollega alla traduzione o viceversa?
Non saprei a dire la verità! Domanda difficile e mi piacerebbe rispondere in maniera originale. Nel mio caso, il legame è del tutto casuale. Mi sono avvicinata a entrambi i mondi, chiamiamoli così, in maniera casuale e assolutamente non romantica. Probabilmente per necessità. Un tempo, il vintage costava poco. Infatti, ‘vintage’ mi fa venire in mente i ‘rag-and bone-shops’ dell’austerità post-belllica piuttosto che il mondo raffinato che è diventato ora. E alle traduzioni mi sono avvicinata perché era un’alternativa di lavoro possibile. Un piccola luce in fondo al tunnel. Non è una relazione diretta ma un legame c’è.

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Qual è la tua poesia preferita?
Non leggo molte poesie. Alle poesie mi avvicino con reverenza. Le reputo una forma di conoscenza e una fonte di rivelazione. Disporre le parole svela mondi diversi. Mi piacciono le Lucy Poems di Wordsworth. L’ultima parte è davvero commuovente. E ‘And did those feet in ancient time’ di William Blake, conosciuta anche come Jerusalem, che è anche uno splendido inno. Che talvolta canticchio.

Com’è iniziato “archivioGotico”?
Sempre per caso! Mi è sempre piaciuto pasticciare con la carta. Da giovane, quando non si avevano computer a disposizione, creavo riviste finte ritagliando disegni e articoli da altri giornali e incollandoli per creare qualcosa di nuovo. Sia io sia mia sorella abbiamo sempre giocato moltissimo con la carta, che ci procurava mio padre che lavorava in tipografia. Non mi ricordo bene come è iniziato tutto. Qualche volta capita così. Ti viene in mente un’idea e poi provi a realizzarla e poi tutto inizia a svolgersi. Ho iniziato con le cartoline. Le stampavo io e, viste le mie scarse conoscenze tipografiche, ho faticato non poco a stamparle in modo accettabile. Avevo già un e-shop di abbigliamento vintage su Etsy e così ho deciso di proporre anche gli oggetti di carta. Il negozio doveva chiamarsi GoticoArchivio. Chissà quali altri nomi mi erano venuti in mente! Peccato che non abbia alcun metodo e che non registro nulla dei processi creativi. Magari non serve a nulla ma sarebbe certamente divertente da riguardare negli anni a venire.

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Quali sono i tuoi posti preferiti in cui trovare oggetti e carta vintage?
Il vintage mi piace trovarlo ai mercatini e in quelle botteghe di roba di seconda mano. Il vintage deve essere una scoperta e anche un affare, altrimenti una parte del piacere si smarrisce. Deve essere qualcosa di smesso e non riconosciuto, dimenticato e trascurato. Così è come una ricerca da cavaliere medioevale. C’è un racconto che parla di una vecchia signora che trova il Graal in un negozio Oxfam e se lo porta a casa. Giungerà Parsifal a reclamarlo. Mi piace. A proposito, è di Neil Gaiman e credo si chiami ‘Cavalleria’ in italiano. Per quanto riguarda la carta, è difficile trovarne di bella qui nei dintorni. Bisogna andare a Bologna o, meglio ancora, a Milano. Io la cerco un po’ ovunque. Anche nel magazzino dell’ufficio, dove se ne trova di bella e ingiallita. Spesso ne compro su internet. L’obiettivo è utilizzare solo carta e materiali riciclati.

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Qual è il tuo pezzo vintage preferito?
Sicuramente i libri! Ho una minuscola collezione. Niente di prezioso ma è così bello guardarla!

Cosa ti ispira?
I ricordi e la musica. Qualsiasi musica, purché di buona fattura! Ho una predilezione per il buon pop inglese, quello che non ha etichette, suonata da anti-popstar. In realtà, l’ispirazione la trovi ovunque. Sfogli una rivista, trovi un vecchio libro o una vecchia foto. Gli stimoli sono troppi! Davvero. E io soffro di grave complesso di inferiorità.

Cosa collezioni?
Libri vecchi, etichette vecchie. Prima collezionavo gatti, in tutte le forme. Ma non sono molto metodica.

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5 cose da fare a Modena
Modena non mi piace molto. Non per Modena, che è una città piacevole con un Duomo fantastico, ma non riesco ad affezionarmi. Innanzitutto, se venite a Modena, mangiate! Il cibo è buono, ricco e di qualità. Beveteci anche sopra, soprattutto se amate i vini poco impegnativi e frizzanti. Visitate il Duomo. Fate un giro nei dintorni e in collina. Ci sono tanti bei angoli e piccoli tesori.

Qual è la cosa più carina che qualcuno può dire di te?
Una volta una bimba che volevo farmi amica mi ha definito ‘weird’ che non è molto bello. Ero terribilmente dispiaciuta. Ma mi piace quando la gente mi definisce strana.

Ambizioni?
Fare qualcosa per bene e con tutte le conoscenze del caso. Che sia cucire, riparare le prese elettriche, collezionare francobolli. Sapere fare qualcosa bene e con amore è una gran cosa. Vorrei riuscire a suonare – bene – la chitarra, che suonicchio. Mi piacerebbe vivere di archiviogotico e diventare editore indipendente ma molto molto molto piccolo.Ho provato a realizzare qualche piccolo libro, con la preziosa collaborazione nonché le magiche parole del mio compagno, Andrea. Vorrei pubblicare piccole cose, non solo mie ma di altri. Cose fatte bene e con il cuore. Rendere felici le persone cui voglio bene. Mi piacerebbe anche fare il prestigiatore, il busker, la rockstar ma mi accontento.

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She is a translator, a paper-sniffer, a vintage lover and I fell in love with her Etsy shop.

What’s your history?
I was born in England but my parents are Italian. Of England I remember the sun setting at 3 pm, variable days, my old school and a certain restlessness. And the rain, of course. My family moved to Italy years after, to the district of Modena. Moving was difficult and I think it did have a big effect on my character. It made me stranger than I actually was before and gifted me with a love for memories, the past and everything melancholy! I didn’t speak much Italian and learnt the basics from Mickey Mouse comics in Italian. I still live near Modena and most of the characteristics mentioned above are still there.

When did you start working as a tecnical translator?
I started by chance. I had left university and couldn’t find a job. I was attending a course to be an accountant and was strongly advised not to continue and to address my skills to a translation agency. So I did. I had no experience but was willing to learn and I didn’t expect much money. A wonderful combination for an employer. I have been translating for over 20 years. I love technical translations, especially in the field of mechanical devices and automated equipment. It sounds boring and charmless but it isn’t.

How does vintage relate to translation or viceversa?
I really don’t know. It’s a difficult question and I’d like to give an original answer. In my particular case, the relationship is fortuitous. I approached both worlds – if that’s a suitable word – by chance and in a totally unromantic manner. From necessity, probably. Once, vintage was cheap. Vintage makes me think of post-war austerity and rag-and-bone shops rather than the refined vintage memorabilia we’re used to today. I approached translations as an alternative to having no job. That’s not a direct relationship but it does say something about me.

What is you favourite poem?
I don’t read much poetry. I believe that poetry is a form of knowledge and a revelation so it deserves respect. I love Wordsworth’s The Lucy Poems. They are particularly touching. And ‘And did those feet in ancient time’ by William Blake, also known as Jerusalem, which is also a beautiful anthem. I still like singing it.

How “archivioGotico” started?
By chance, of course! I have always loved meddling around with paper. When I was a teenager and we didn’t have computers, I used to cut out bits of magazines, assemble and glue them to create something new. My sister and I have always played a lot with paper, which my Dad brought home from his job in a printing factory. I don’t really remember how it all began. You get an idea and then you start working on it and there you are! I started with postcards. I printed them myself but it was a very messy activity. I was selling vintage on Etsy and I thought it would be a nice idea to try selling some of my creations. I thought of lots of names. Pity I never keep notes of my work. It would have been funny to read them later on.

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What are your favourite places to find vintage things or paper?
I like markets, scruffy ones and thrift shops. Vintage is supposed to be a discovery (or rediscovery) and a bargain. Otherwise it’s not as much fun, is it? You find something that has been totally forgotten, that has been neglected and that is unloved. It’s like a medieval quest. There’s this story about an old lady who finds the Holy Grail in an Oxfam shop, takes it home and puts it on her mantelpiece. I like that. It’s by Neil Gaiman, by the way and is called Chivalry. As far as paper is concerned, I must say that it’s rather difficult to find nice paper where I live. You have to go to Bologna or even Milan. So I buy a lot on the Internet. I have found some good paper in my office cupboard. Nice and yellow. The aim is to use only recycled paper.

What is your favourite vintage piece?                                                                                                                                                                Books! I have got a miniature collection of vintage books. Nothing precious but it’s lovely to look at them.

What inspires you?
Memories, music. Any music, as long as it’s well-made. I love good quality English pop, of the kind you cannot define properly and played by people that don’t look like pop stars at all. You can find inspiration anywhere, in magazines, in old books or photos. In people you meet. There is really too much inspiration around. It’s confusing sometimes. And I suffer from inferiority complex.

What do you collect?
Old books, old tickets. I used to collect anything to do with cats. But I have no method whatsoever.

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5 things to do in Modena
I actually don’t like Modena. It’s a pretty town with a marvelous cathedral but I am not really very very fond of it (sorry). Anyway, if you come to Modena, first of all eat. There’s lots of good and tasty food to try. And drink, especially if you like red sparkling wine. And visit the Cathedral of course. It was consecrated in 1184 and is a World Heritage Site. Tour the hilly countryside around. There are lots of lovely nooks and treasures.

What is the nicest thing someone can say about you?
Once a girl I was fond of when I was small said I was ‘weird’. I was very upset.
But I like people to tell me I’m strange.

Ambitions?

Doing something properly. Anything. Sewing, repairing plugs and sockets, collecting stamps. Doing something well and with care and dedication is brilliant. I’d like to play the guitar properly too. I do play but I’m awful. I’d like to turn archiviogotico into a full time job and be a publisher. A tiny tiny independent publisher. I have made a few attempts with the invaluable help and magical ‘word-manship’ of my partner, Andrea. I’d like to publish little books, made with love and care. And I’d like to make the people I love happy. And I wouldn’t mind being a magician, a busker or a rockstar.


Christmas Preps

Natale sta arrivando e io ho appena iniziato i miei preparativi per le feste.

Decorazioni natalizie, cartoline di Natale, lista dei regali, progetti DIY, dolci da sperimentare, i classici film di Natale da vedere e i libri da leggere davanti al camino.

Nel frattempo traduzioni da consegnare e interpretariati ancora non confermati.

Christmas is coming and I’ve just started on my preparations for the holiday season.

Xmas decorations, Xmas cards, Xmas gifts list, DIY projects, cakes to try, classic Christmas movies to see and books to read in front of the fireplace.

In the meantime translations to deliver and interpreting jobs to be confirmed.

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Lanterna natalizia

Christmas lanternanatomie 50 019

Il mio albero di Natale addobbato con ghirlande di carta vintage.

My Christmas tree decorated with vintage paper garlands.

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anatomie 50 022Semplici ghirlande natalizie di rosmarino.

Simple Christmas rosemary wreaths.

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Mi piace mescolare elementi vintage con elementi naturali.

I love mixing vintage elements with natural elements.

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My new addiction: Kinfolk

La mia nuova dipendenza si chiama Kinfolk!!
Per chi ancora non lo sapesse Kinfolk è una deliziosa rivista trimestrale, dove la pubblicità non esiste.
Nasce nel 2011 dalle menti vivaci di una comunità di creativi e vanta 9 uscite, di cui l’ultima tradotta in giapponese e russo.

My new addiction is called Kinfolk!
For those of you who don’t know what Kinfolk is, it’s a delightful quarterly magazine, where there are no ads.
Created in 2011 by a vibrant community of creative professionals, Kinfolk has published 9 issues and Kinfolk Issue Nine has also been translated into Japanese and Russian.

KINFOLK ISSUE NINE
KINFOLK ISSUE NINE

Il team di Kinfolk organizza eventi e workshop in tutto il mondo, ha pubblicato un libro di ricette The Kinfolk Table, e creato una serie di video.

The Kinfolk team organizes events and workshops around the world, has published a cookbook called “The Kinfolk Table”, and launched a series of videos.

Kinfolk celebra la convivialità, la cura per il design e i dettagli.

Kinfolk celebrates being together in small gatherings and the attention to design and details.

ISSUE 7 Photograph by Parker Fitzgerald
ISSUE 7
Photograph by Parker Fitzgerald
ISSUE 4 Photograph by Leo Patrone
ISSUE 4
Photograph by Leo Patrone
ISSUE 2 Photograph by Lisa Warninger
ISSUE 2
Photograph by Lisa Warninger

Kinfolk enfatizza l’importanza della “community” e invita i lettori ad una partecipazione attiva al di là della rivista.

Ogni numero vuole così essere fonte di ispirazione, fornendo ai lettori idee, ricette e consigli pratici per ricreare ambienti piacevoli che favoriscono le relazioni umane, persino in contesti urbani.

Kinfolk emphasizes the importance of community and invites its readers to participate in their community outside the physical magazine.

Each issue provides inspiration, ideas, recipes and practical tips for readers to be able to recreate environments that encourage relationships with others, even in urban contexts.

ISSUE 3 Photograph by Leo Patrone
ISSUE 3
Photograph by Leo Patrone
ISSUE 7 Photograph by Clement Pascal
ISSUE 7
Photograph by Clement Pascal

 

L’importanza di ciò che resta

Mentre davo l’ennesima mano di bianco ad un mobile che sto recuperando, pensavo a tutte le cose che dovevo fare, a quanto fossi stanca. Me la prendevo con me stessa e con la mia passione per il vintage.

Quel mobile non è particolarmente bello, occupa spazio potenzialmente prezioso e richiede infinite pennellate di vernice per assumere un aspetto decente.

In preda alle mie paturnie non mi rendevo conto che mi stava sfuggendo il vero nocciolo della questione. Ovvero il fatto che quel mobile è lì da 30 anni ed è stato fatto da uno zio di mia suocera.

Spesso il fascino di alcuni oggetti è che restano con noi. Rimangono nelle nostre case e fanno parte di un pezzo della nostra vita. Silenziosi spettatori che con la loro continuità ci ricordano storie e persone passate. E’ solo questo quello che conta!!