Anatomie de Manuche

C’è una ragazza sarda che vive a Barcellona. Ama i gatti, il , il mare e il sole.
Ha sviluppato una sana dipendenza dalla carta, dal vintage e dai libri.
Lei è Emanuela Porceddu e se agitate ben bene questi elementi otterrete  Manuche -Postcards from….

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Perché nasce Manuche, Postcards from…?
Manuche – Postcards from nasce dalla ricerca di una cartolina da inviare alla mia famiglia. Mi ero appena trasferita a Barcellona e ogni giorno percorrevo la città in lungo e in largo, macinando chilometri e sempre con la macchina fotografica al collo. Desideravo inviare una cartolina alla mia famiglia ma nessuna di quelle presenti nei vari negozietti rispecchiava l’idea che io mi ero fatta della città, da lì l’idea di creare io stessa delle cartoline partendo dalle mie fotografie. Un giorno, per puro caso, la cartolina è diventata un notebook…

Quali materiali usi per le tue creazioni?
Carta riciclata di diversi tipi e diverse grammature e cotone per la rilegatura, ma da un po’ di tempo è nata la voglia di sperimentare altri materiali e altri tipi di stampa.

A cosa stai lavorando al momento?
E’ in fase di elaborazione una nuova collezione di notebooks totalmente dedicata alla Sardegna, diversa da quelle a cui ho lavorato sino ad ora, ma sono ancora in fase sperimentale!

Dove trovi ispirazione?
L’ispirazione nasce da tutto ciò che nel corso della mia vita mi ha affascinato e che su cui si è costruito il mio gusto: il vecchio cinema, dettagli dei grandi romanzi dell’800-900, le illustrazioni scientifiche del secolo scorso, i mercatini e le botteghe d’antiquariato.

Cosa collezioni?
Ovviamente cartoline antiche e vecchie fotografie!

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Vecchio film preferito
Jules et Jim

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5 pezzi vintage nel tuo armadio
Aiuto! Allora… Delle scarpe stile “Oxford” di mia madre che credo abbiano più di 20 anni, bellissime, poi una camicetta con abbottonatura sulla schiena che credo risalga agli anni ’70, perfetta con un paio di jeans a vita alta, e al dito una bella fede sarda che più vintage non si può!
Manca il quinto pezzo, mannaggia…posso far passare la mia Olympus Om-10?

Di quali abitudini passate e forse perse senti di più la nostalgia?
Le belle lettere scritte a mano. Rivelo un segreto, il mio compagno mi ha conquistata così…

Il tuo sogno di felicità
Che tutto prosegua come in questo momento.

5 cose da fare a Barcellona
Non elencherò le cose che tutti farebbero andando a Barcellona, come visitare Parc Guell, la Pedrera ecc. Oltre i suoi monumenti il bello è respirare l’aria di questa meravigliosa città di cui sono totalmente innamorata.
1. Camminare fino a sentire male ai piedi tutta la città vecchia, percorrerla in lungo e in largo perdendosi fra i viottoli fino ad arrivare al mare.
2. Mangiare almeno una volta al Can Mano, trattoria storica della città nel cuore della Barceloneta, dove si può gustare pesce freschissimo a un ottimo prezzo godendo di un ambiente unico.
3. Visitare le esposizioni del CCCB, il centro di cultura contemporanea. Ogni giorno si può trovare qualcosa di interessante.
4. Se si ama il flamenco o si vuole assistere a un vero spettacolo di flamenco bisogna fare un salto al Jazzsi il venerdì sera, al Raval. Attenzione a non arrivare troppo tardi o sarà impossibile entrare!
5. Fare un salto a Gracia, barrio fuori dalle rotte turistiche, vera è propria bomboniera con ritmi da piccolo paese ed estremamente vivo dal punto di vista artistico.

Dove possiamo acquistare le tue creazioni?
Sul mio shop Etsy www.etsy.com/shop/ManuchePostcardsFrom e in diversi negozi sparsi per l’Europa.

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 There is a Sardinian girl who lives in Barcelona. She is a cat, tea, sea, and sunny lover.
She is a paper, vintage and books addicted.
She is Emanuela Porceddu. Shake these things and get Manuche -Postcards from….

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Why did you start “Manuche, Postcards from…”?
My idea for “Manuche – Postcards from…” came when I was looking for a postcard to send to my family. I had just moved to Barcelona, and every day I walked the city far and wide, covering many miles and always with my camera around my neck. I wanted to send a postcard to my family, but none of those in the various shops reflected the idea that I had of the city. This gave me the idea of creating postcards myself based on my photographs. One day, by chance, these postcards became a notebook…

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What materials do you use to make your own creations? Recycled paper of different types and weights and cotton for the binding, but for a while now I’ve wanted to experiment with other materials and other types of printing.

What are you working on right now?
I’m developing a new collection of notebooks totally dedicated to Sardinia, something different from what I have been working on so far, but they are still at an experimental stage!

Where do you find inspiration?
My inspiration comes from everything that has fascinated me throughout my life and everything that is behind my sense of style: old cinema, certain details from the great novels of the 19th and 20th centuries , 20th-century scientific illustrations, local markets and antique shops.

What do you collect?
Obviously antique postcards and old photographs!

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What’s your favourite old movie?
Jules and Jim

Tell us about 5 vintage pieces in your closet.
Help! Well, a beautiful pair of my mother’s ”Oxford” shoes which I think are about 20 years old, then a blouse with a button placket on the back which I think dates back to the 70s and is perfect with a pair of high waist jeans, and this beautiful Sardinian wedding ring on my finger which couldn’t be any more vintage!
I’m missing a fifth piece, damn… can I include my Olympus OM-10?

What past or maybe lost habits do you feel most nostalgic about?
Beautiful handwritten letters. I’ll tell you a little secret: that’s how my boyfriend seduced me…

What is your dream of happiness?
I hope that everything stays as it is.

Give us 5 things to do in Barcelona
I will not list all the things that everyone does when they go to Barcelona, like visiting Parc Guell, La Pedrera etc. Besides its monuments, the best thing is to take in the air of this wonderful city which I’m totally in love with.
1. Walk through the old town until your feet hurt, walk up and down, getting lost down the alleyways until you reach the sea.
2. Eat at least once at Can Mano, a historic restaurant in the heart of Barceloneta, where you can eat the freshest seafood at a great price while enjoying a unique atmosphere.
3. Visit the exhibitions at the CCCB, the Barcelona Contemporary Culture Centre. You can find something interesting there every day.
4. If you love flamenco or you want to see a real flamenco show, you have to visit Jazzsi on a Friday night, in the Raval. Don’t arrive too late or you won’t get in!
5. Take a trip to Gracia, a district off the beaten track, it’s a real gem with the pace of a small town but extremely lively from an artistic point of view.

Where can we buy your creations?
At my Etsy shop www.etsy.com/shop/ManuchePostcardsFrom or in several stores across Europe.

Il mondo di Fulana Beltrana Sicrana

Benedetta Maxia è una ragazza italiana piena di talento che vive a Lisbona.

E’ una traduttrice, danzatrice e dalle sue mani nascono le stupende creazioni di Fulana Beltrana Sicrana.

Benedetta è una di quelle giovani donne che incarna alla perfezione il multitasking femminile e io la trovo irresistibile!

“L’idea di FULANA BELTRANA SICRANA è nata nella primavera del 2011 e il nome è la versione femminile dell’espressione portoghese “Fulano, Beltrano e Sicranoe il suo equivalente in altre lingue sarebbe “Tizia, Caia e Sempronia“, Jane, Jill and Mary”,” Pierrette, Paulette et Jacqueline “,” Fulana, Zultana y Mengana“,” Jasia, Julka i Marysia “,” Λόλα, Φαίη και Μιμή (Lola, Fay e Mimi) “Diversamente dall‘uso comune dell’espressione, le bambole sono facilmente riconoscibili Fulanas e Fulanos hanno i capelli scuri, Beltranas e Beltranos hanno i capelli rossi e Sicranas e Sicranos hanno i capelli castani e ognuno ha una personalità unica e speciale”.
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Sei danzatrice, traduttrice e creatrice di Fulana Beltrana Sicrana. Come coesistono in te questi tre mondi?

Da freelancer, sono sempre stata abituata all’idea di progetto, scadenza, ricerca, idee, disciplina, multi-tasking… e diciamo che sono questi gli aspetti che hanno in comune queste tre attività, ovviamente con le dovute sfumature. Da un punto di vista pratico, svolgendo varie professioni, si è aggiunta un’altra parola importante alla lista, “priorità”. E non mi riferisco ad una piccola traduzione, a poche ore di prove o alla creazione di un prodotto, perchè ciò avviene molto spesso, ma mi riferisco soprattutto alla realizzazione contemporanea di progetti molto impegnativi, come affrontare le prove per un nuovo spettacolo, una traduzione molto complessa o creare una collezione o uno stock di prodotti. Ognuno di questi momenti richiede molte ore di lavoro e di concentrazione, e quindi ciò mi obbliga a dover dare priorità al lavoro più urgente e, di conseguenza, a dover, spesso, rinunciare agli altri. Diciamo, comunque, che in generale riesco sempre a gestire il tutto, ovviamente spesso grazie alle nottate e ai fine settimana che, come ben sai, fanno parte dell’agenda di un lavoratore indipendente.

Fulana Beltrana Sicrana nasce da un taccuino nella primavera 2011. Cos’è diventato oggi?

In quel taccuino c’era un’ idea, un progetto che pian piano ha preso forma e che ora, grazie a tutti coloro che ci hanno creduto e che ci stanno credendo come me, è non solo una marca registrata, ma anche e soprattutto ciò che più desideravo, ovvero qualcosa di speciale che le persone vogliono avere o regalare. ‘Fulana Beltrana Sicrana’ è in vendita, oltre che in Portogallo, paese in cui vivo e lavoro, anche in Germania, Olanda, Australia, Giappone, Canada e Nuova Zelanda e si trova in molte case in Europa e in varie parti del mondo.

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Dove trovi ispirazione per le tue creazioni?

Da un punto di vista di stile, una grande ispirazione é sempre stata la musica e la moda degli anni ’60 e’70 e, di conseguenza, anche tutte le nuove tendenze che si rifanno a questi anni.

Ora come ora, mi ispiro molto anche ai personaggi di film e a stili di vita che ammiro e con i quali mi identifico, come le Pussy Riot, il Capitano Zissou, ispirato al protagonista del film di Wes Anderson ‘Le Avventure acquatiche di Steve Zissou’ e la collezione ‘Backpackers’, dalla quale nasceranno in breve altre collezioni dello stesso genere.

Da un punto di vista di materiali, il mio obbiettivo è sempre stato quello di riutilizzare e dare nuova vita a tessuti riciclati o vintage che, da anni ormai, colleziono e che appartenevo alle mie nonne, bisnonne e alle mie zie e ora anche alle nonne e alle zie di amici e di persone che danno valore e che credono in questa filosofia di vita .

Quindi, quando creo le mie collezioni o bambole personalizzate sono spesso anche i tessuti e i materiali disponibili a servire d’ispirazione.

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 Come sei diventata traduttrice e con quali lingue lavori?

Diciamo che la traduzione è sempre stata, indirettamente, presente come sopravvivenza e poi è diventata, per scelta, una professione.

Ho sempre avuto la fortuna di viaggiare e sin dal liceo ho scelto di specializzarmi in lingue. Nel 2001 mi sono trasferita in Olanda per frequentare l’accademia di danza di Rotterdam e nel 2003 mi sono trasferita in Portogallo, a Lisbona, dove ho potuto finire l’università e dove mi sono specializzata in traduzione.

Lavoro con l’italiano, il portoghese e l’inglese e le mie aree di specializzazione sono l’Architettura, il Design e le Arti dello Spettacolo.

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Pussy Riot fabric dolls

Esiste un legame tra la creatività e il mondo della traduzione?

Senza dubbio. Saper interpretare e trasmettere un messaggio o un significato sia in un’altra lingua sia attraverso l’oggetto realizzato.

5 cose da fare a Lisbona

A parte tutto quello che normalmente si trova nelle guide, e i mille altri posti che vale la pena visitare, posso suggerire un itinerario alternativo, che faccio sempre quando qualcuno mi viene a trovare: pranzo ‘almoço’ alla ‘A Palmeira’, nella ‘baixa’, visitare la chiesa di ‘São Domingos’, vicino al Rossio e, perchè no, bere una ‘ginjinha’, visitare la ‘Casa do Alentejo’ e l’‘Ateneu’, proseguire verso l’‘elevador da Lavra’, prenderlo oppure salire a piedi fino al ‘Jardim do Torel’.

 Il tuo sogno di felicità

Sicuramente, in ambito professionale, il mio obbiettivo è di riuscire a portare avanti e di far crescere i miei progetti senza dover abdicare a ciò in cui credo.

Potete trovare Benedetta e le sue creazioni qui:

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Benedetta Maxia is a talented Italian girl who lives in Lisbon. She is a translator, a professional contemporary dancer and with her gifted hands a she creates the stunning Fulana Beltrana Sicrana art dolls. Benedetta is one of those young women who perfectly embodies the female multitasking and I find her simply irresistible!

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“The idea of FULANA BELTRANA SICRANA started in the spring of 2011 and the name is the feminine version of the Portuguese expression “Fulano, Beltrano e Sicrano” and its equivalent in others languages would be “Tizia, Caia e Sempronia”, “Jane, Jill and Mary”, “Pierrette, Paulette et Jacqueline”, “Fulana, Zultana y Mengana”, “Jasia, Julka i Marysia”, “Λόλα, Φαίη και Μιμή (Lola, Fay and Mimi)”…Unlike the common use of the expression, the dolls are easily recognizable – Fulanas and Fulanos have dark hair, Beltranas and Beltranos have red hair and Sicranas and Sicranos have brown hair and each one has a unique and special personality”.

You are a contemporary dancer, a translator and the creator of Fulana Beltrana Sicrana. How do these three worlds coexist for you?

As a freelancer, I’ve always been used to the idea of the project: deadlines, research, ideas, discipline, multi-tasking, etc, and I can say that this is what these three activities have in common, but of course with the proper nuances. From a practical point of view, when carrying out various professions, it is important to add another word to the list: “priority”. And I’m not referring to a small translation, a few hours practice or the creation of a product, because this happens very often, but I am referring in particular to carrying out challenging projects simultaneously; how to deal with practice for a new show, a very complex translation or create a collection or a stock of products. Each of these jobs requires many hours of work and concentration, and it therefore forces me to prioritize the most urgent work and, consequently, I often have to turn down others. Let’s say, however, that in general I can always manage it all, of course, often due to late nights and weekends which, as you well know, are part of the life of a freelancer.

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Fulana Beltrana Sicrana was created from a notebook in the spring of 2011. What has it become today?

In that notebook there was an idea, a project that slowly took shape and now, thanks to all those who have believed and still believe in it as I do, it is not only a registered trade mark, but also what I wanted most, which is something special that people want to have or give as gifts. ‘Fulana Beltrana Sicrana’ is on sale in Portugal, the country where I live and work, but also in Germany, the Netherlands, Australia, Japan, Canada and New Zealand and they can be found in many homes in Europe and around the world.

Where do you find inspiration for your creations?

From a style point of view, music and fashion from the 60s and 70s have always been a great source of inspiration and, consequently, all the new trends are based on these years. Right now, I’m also very inspired by the characters of the films and lifestyles I admire and with whom I identify, such as Pussy Riot, Captain Zissou (inspired by the main character of Wes Anderson’s ‘The Life Aquatic with Steve Zissou’) and the ‘Backpackers’ collection, which will soon give rise to other similar collections. From a material point of view, my goal has always been to reuse and give new life to vintage or recycled fabrics, which I’ve been collecting for years now and used to belong to my grandmothers, great-grandmothers and aunts but now also from grandmothers and aunts of friends and other people who value and believe in this philosophy. So, when I create my collections or custom dolls, it is often the fabrics and materials available which serve as inspiration.

How did you become a translator and which languages do you work in?

Let’s say that translation has always been, indirectly, a means of survival and this later became, by choice, a profession. I’ve always been lucky enough to travel and since high school I’ve chosen to specialize in languages. In 2001, I moved to the Netherlands to attend the dance academy in Rotterdam and in 2003 I moved to Portugal, to Lisbon, where I was able to finish the university and where I specialized in translation.

My working languages are Italian, Portuguese and English, and my areas of expertise are architecture, design and the performing arts.

Is there a link between creativity and the world of translation?

No doubt. Knowing how to interpret and convey a message or a meaning, either in another language or through a created object.

Give us 5 things to do in Lisbon

Aside from everything you normally find in guidebooks, and the thousands of other places worth visiting, I can suggest an alternative itinerary, which I always do when someone comes to visit me: an ‘almoço’ lunch at ‘A Palmeira’ in the ‘baixa’, then visit the ‘São Domingos’ church near to Rossio, and maybe drink a ‘ginjinha’, then go to ‘Casa do Alentejo’ and the ‘Ateneu’, before continuing on to the ‘elevador da Lavra’, which you can take or just walk up to the ‘Jardim do Torel’.

What is your dream of happiness?

In the professional world, my goal is definitely to be able to pursue and develop my projects without having to sacrifice anything I believe in.

You can find Benedetta and her creations here:

Anatomia di un archivio gotico

Lei è la favolosa Fabiola di archivioGotico.

E’ una traduttrice, una paper-sniffer, un’amante del vintage e io mi sono innamorata del suo negozio su Etsy.

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Qual è la tua storia?
Sono nata in Inghilterra da genitori italiani. Dell’Inghilterra mi ricordo il sole che d’inverno tramontava alle 3 del pomeriggio e le giornate mutevoli, la vecchia scuola e una certa inquietudine. E la pioggia, ovviamente. La mia famiglia si è trasferita in Italia, in provincia di Modena, anni dopo. È stato difficile e penso che il trasferimento abbia influito sul mio carattere. Mi ha reso un po’ strana e con un certo gusto per i ricordi, il passato e tutto ciò che sa di struggente! Di italiano sapevo poco o nulla e ho imparato le base leggendo i fumetti di Topolino. Vivo ancora in provincia di Modena e tutte le caratteristiche mi sono rimaste.

Quando hai iniziato a lavorare come traduttrice tecnica?
Ho iniziato per caso. Ho lasciato l’università e non trovavo lavoro. Facendo un corso gratuito per fare il contabile (!), mi è stato vivamente consigliato di lasciare perdere e di rivolgermi a uno studio di traduzioni. L’ho fatto. Ero senza esperienza ma volenterosa di imparare e non avevo grandi aspettative economiche. Combinazione micidiale per un datore di lavoro! Ormai faccio questo mestiere da oltre 20 anni. Mi piace il settore meccanico, gli ingranaggi e gli impianti automatizzati con le loro fotocellule che autorizzano o negano. Sembra vuoto e privo di fascino e invece non è così.

In che modo il vintage si ricollega alla traduzione o viceversa?
Non saprei a dire la verità! Domanda difficile e mi piacerebbe rispondere in maniera originale. Nel mio caso, il legame è del tutto casuale. Mi sono avvicinata a entrambi i mondi, chiamiamoli così, in maniera casuale e assolutamente non romantica. Probabilmente per necessità. Un tempo, il vintage costava poco. Infatti, ‘vintage’ mi fa venire in mente i ‘rag-and bone-shops’ dell’austerità post-belllica piuttosto che il mondo raffinato che è diventato ora. E alle traduzioni mi sono avvicinata perché era un’alternativa di lavoro possibile. Un piccola luce in fondo al tunnel. Non è una relazione diretta ma un legame c’è.

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Qual è la tua poesia preferita?
Non leggo molte poesie. Alle poesie mi avvicino con reverenza. Le reputo una forma di conoscenza e una fonte di rivelazione. Disporre le parole svela mondi diversi. Mi piacciono le Lucy Poems di Wordsworth. L’ultima parte è davvero commuovente. E ‘And did those feet in ancient time’ di William Blake, conosciuta anche come Jerusalem, che è anche uno splendido inno. Che talvolta canticchio.

Com’è iniziato “archivioGotico”?
Sempre per caso! Mi è sempre piaciuto pasticciare con la carta. Da giovane, quando non si avevano computer a disposizione, creavo riviste finte ritagliando disegni e articoli da altri giornali e incollandoli per creare qualcosa di nuovo. Sia io sia mia sorella abbiamo sempre giocato moltissimo con la carta, che ci procurava mio padre che lavorava in tipografia. Non mi ricordo bene come è iniziato tutto. Qualche volta capita così. Ti viene in mente un’idea e poi provi a realizzarla e poi tutto inizia a svolgersi. Ho iniziato con le cartoline. Le stampavo io e, viste le mie scarse conoscenze tipografiche, ho faticato non poco a stamparle in modo accettabile. Avevo già un e-shop di abbigliamento vintage su Etsy e così ho deciso di proporre anche gli oggetti di carta. Il negozio doveva chiamarsi GoticoArchivio. Chissà quali altri nomi mi erano venuti in mente! Peccato che non abbia alcun metodo e che non registro nulla dei processi creativi. Magari non serve a nulla ma sarebbe certamente divertente da riguardare negli anni a venire.

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Quali sono i tuoi posti preferiti in cui trovare oggetti e carta vintage?
Il vintage mi piace trovarlo ai mercatini e in quelle botteghe di roba di seconda mano. Il vintage deve essere una scoperta e anche un affare, altrimenti una parte del piacere si smarrisce. Deve essere qualcosa di smesso e non riconosciuto, dimenticato e trascurato. Così è come una ricerca da cavaliere medioevale. C’è un racconto che parla di una vecchia signora che trova il Graal in un negozio Oxfam e se lo porta a casa. Giungerà Parsifal a reclamarlo. Mi piace. A proposito, è di Neil Gaiman e credo si chiami ‘Cavalleria’ in italiano. Per quanto riguarda la carta, è difficile trovarne di bella qui nei dintorni. Bisogna andare a Bologna o, meglio ancora, a Milano. Io la cerco un po’ ovunque. Anche nel magazzino dell’ufficio, dove se ne trova di bella e ingiallita. Spesso ne compro su internet. L’obiettivo è utilizzare solo carta e materiali riciclati.

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Qual è il tuo pezzo vintage preferito?
Sicuramente i libri! Ho una minuscola collezione. Niente di prezioso ma è così bello guardarla!

Cosa ti ispira?
I ricordi e la musica. Qualsiasi musica, purché di buona fattura! Ho una predilezione per il buon pop inglese, quello che non ha etichette, suonata da anti-popstar. In realtà, l’ispirazione la trovi ovunque. Sfogli una rivista, trovi un vecchio libro o una vecchia foto. Gli stimoli sono troppi! Davvero. E io soffro di grave complesso di inferiorità.

Cosa collezioni?
Libri vecchi, etichette vecchie. Prima collezionavo gatti, in tutte le forme. Ma non sono molto metodica.

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5 cose da fare a Modena
Modena non mi piace molto. Non per Modena, che è una città piacevole con un Duomo fantastico, ma non riesco ad affezionarmi. Innanzitutto, se venite a Modena, mangiate! Il cibo è buono, ricco e di qualità. Beveteci anche sopra, soprattutto se amate i vini poco impegnativi e frizzanti. Visitate il Duomo. Fate un giro nei dintorni e in collina. Ci sono tanti bei angoli e piccoli tesori.

Qual è la cosa più carina che qualcuno può dire di te?
Una volta una bimba che volevo farmi amica mi ha definito ‘weird’ che non è molto bello. Ero terribilmente dispiaciuta. Ma mi piace quando la gente mi definisce strana.

Ambizioni?
Fare qualcosa per bene e con tutte le conoscenze del caso. Che sia cucire, riparare le prese elettriche, collezionare francobolli. Sapere fare qualcosa bene e con amore è una gran cosa. Vorrei riuscire a suonare – bene – la chitarra, che suonicchio. Mi piacerebbe vivere di archiviogotico e diventare editore indipendente ma molto molto molto piccolo.Ho provato a realizzare qualche piccolo libro, con la preziosa collaborazione nonché le magiche parole del mio compagno, Andrea. Vorrei pubblicare piccole cose, non solo mie ma di altri. Cose fatte bene e con il cuore. Rendere felici le persone cui voglio bene. Mi piacerebbe anche fare il prestigiatore, il busker, la rockstar ma mi accontento.

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She is a translator, a paper-sniffer, a vintage lover and I fell in love with her Etsy shop.

What’s your history?
I was born in England but my parents are Italian. Of England I remember the sun setting at 3 pm, variable days, my old school and a certain restlessness. And the rain, of course. My family moved to Italy years after, to the district of Modena. Moving was difficult and I think it did have a big effect on my character. It made me stranger than I actually was before and gifted me with a love for memories, the past and everything melancholy! I didn’t speak much Italian and learnt the basics from Mickey Mouse comics in Italian. I still live near Modena and most of the characteristics mentioned above are still there.

When did you start working as a tecnical translator?
I started by chance. I had left university and couldn’t find a job. I was attending a course to be an accountant and was strongly advised not to continue and to address my skills to a translation agency. So I did. I had no experience but was willing to learn and I didn’t expect much money. A wonderful combination for an employer. I have been translating for over 20 years. I love technical translations, especially in the field of mechanical devices and automated equipment. It sounds boring and charmless but it isn’t.

How does vintage relate to translation or viceversa?
I really don’t know. It’s a difficult question and I’d like to give an original answer. In my particular case, the relationship is fortuitous. I approached both worlds – if that’s a suitable word – by chance and in a totally unromantic manner. From necessity, probably. Once, vintage was cheap. Vintage makes me think of post-war austerity and rag-and-bone shops rather than the refined vintage memorabilia we’re used to today. I approached translations as an alternative to having no job. That’s not a direct relationship but it does say something about me.

What is you favourite poem?
I don’t read much poetry. I believe that poetry is a form of knowledge and a revelation so it deserves respect. I love Wordsworth’s The Lucy Poems. They are particularly touching. And ‘And did those feet in ancient time’ by William Blake, also known as Jerusalem, which is also a beautiful anthem. I still like singing it.

How “archivioGotico” started?
By chance, of course! I have always loved meddling around with paper. When I was a teenager and we didn’t have computers, I used to cut out bits of magazines, assemble and glue them to create something new. My sister and I have always played a lot with paper, which my Dad brought home from his job in a printing factory. I don’t really remember how it all began. You get an idea and then you start working on it and there you are! I started with postcards. I printed them myself but it was a very messy activity. I was selling vintage on Etsy and I thought it would be a nice idea to try selling some of my creations. I thought of lots of names. Pity I never keep notes of my work. It would have been funny to read them later on.

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What are your favourite places to find vintage things or paper?
I like markets, scruffy ones and thrift shops. Vintage is supposed to be a discovery (or rediscovery) and a bargain. Otherwise it’s not as much fun, is it? You find something that has been totally forgotten, that has been neglected and that is unloved. It’s like a medieval quest. There’s this story about an old lady who finds the Holy Grail in an Oxfam shop, takes it home and puts it on her mantelpiece. I like that. It’s by Neil Gaiman, by the way and is called Chivalry. As far as paper is concerned, I must say that it’s rather difficult to find nice paper where I live. You have to go to Bologna or even Milan. So I buy a lot on the Internet. I have found some good paper in my office cupboard. Nice and yellow. The aim is to use only recycled paper.

What is your favourite vintage piece?                                                                                                                                                                Books! I have got a miniature collection of vintage books. Nothing precious but it’s lovely to look at them.

What inspires you?
Memories, music. Any music, as long as it’s well-made. I love good quality English pop, of the kind you cannot define properly and played by people that don’t look like pop stars at all. You can find inspiration anywhere, in magazines, in old books or photos. In people you meet. There is really too much inspiration around. It’s confusing sometimes. And I suffer from inferiority complex.

What do you collect?
Old books, old tickets. I used to collect anything to do with cats. But I have no method whatsoever.

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5 things to do in Modena
I actually don’t like Modena. It’s a pretty town with a marvelous cathedral but I am not really very very fond of it (sorry). Anyway, if you come to Modena, first of all eat. There’s lots of good and tasty food to try. And drink, especially if you like red sparkling wine. And visit the Cathedral of course. It was consecrated in 1184 and is a World Heritage Site. Tour the hilly countryside around. There are lots of lovely nooks and treasures.

What is the nicest thing someone can say about you?
Once a girl I was fond of when I was small said I was ‘weird’. I was very upset.
But I like people to tell me I’m strange.

Ambitions?

Doing something properly. Anything. Sewing, repairing plugs and sockets, collecting stamps. Doing something well and with care and dedication is brilliant. I’d like to play the guitar properly too. I do play but I’m awful. I’d like to turn archiviogotico into a full time job and be a publisher. A tiny tiny independent publisher. I have made a few attempts with the invaluable help and magical ‘word-manship’ of my partner, Andrea. I’d like to publish little books, made with love and care. And I’d like to make the people I love happy. And I wouldn’t mind being a magician, a busker or a rockstar.


New Domesticity: a social phenomenon

Homeward Bound cover (by E.Matchar)

Dove sono finite le donne in carriera?
Emily Matchar ha pubblicato di recente “Homeward Bound: Why Women Are Embracing the New Domesticity”, un libro sul fenomeno della cosidetta new domesticity.
La riscoperta della vita in casa come naturale status femminile e non solo, che va al di là della semplice nostalgia per i bei tempi andati e dell’attuale crisi economica.
E’ un fenomeno legato alle nostre aspettative tradite da un mondo incerto e dal desiderio della mia generazione di vivere in manierà più autentica e costruttiva.
In definitiva, è poi così brutto riassaporare il piacere di una vita lenta fatta di piaceri semplici e il gusto di farsi le cose con le proprie mani? E’ davvero un segnale pericoloso per noi donne? E’ il preludio della sconfitta del femminismo?

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